Sicurezza
Sensitivi giunti da tutta Italia «Il cadavere è nelle miniere»
SCARLINO. Ogni indizio merita di essere approfondito. Mettiamo che vi dicano che «il corpo di Francesca è nelle miniere abbandonate della zona». Che reazione provoca un’affermazione del genere in chi...
SCARLINO. Ogni indizio merita di essere approfondito. Mettiamo che vi dicano che «il corpo di Francesca è nelle miniere abbandonate della zona». Che reazione provoca un’affermazione del genere in chi da quasi un anno sta cercando senza esito Francesca Benetti, scomparsa da Potassa a novembre 2013?
Ora, mettiamo che questa affermazione sia frutto di un pendolino lasciato oscillare su una mappa da un sensitivo. O derivi della sensazione di una persona che si dice capace di vedere oltre il visibile. Cambierebbe la vostra opinione su questo indizio?
Il seme del dubbio a volte basta a insidiarsi più forte della certezza della scienza. Ed è forse per questo che a Potassa, in questi mesi di buio totale sul destino della donna, i carabinieri non si sono opposti alle richieste dei sensitivi arrivati da tutta Italia – come capita spesso in questi casi – di poter vedere i luoghi del giallo. E li hanno anzi accompagnati.
Per la maggior parte, spiegano i militari, si è trattato di donne giunte a Potassa di loro iniziativa. Ma anche uomini, come il radioestesista grossetano Franco Nofri, il cui aiuto è stato chiesto anche per la ricerca di Antonio Proia, il pensionato scomparso nel nulla anch’egli a novembre 2013.
Ebbene, tutti danno per scontato che Francesca sia morta. Ma l’unanimità, sul destino del corpo, non c’è. La maggior parte delle sensitive ha indicato come luogo dove si trova il cadavere una zona vicina a Potassa, «aree boschive» e «specchi d’acqua». Visto che Potassa è circondata dai boschi, c’è da capire quanto utile possa essere questo “indizio”.
Nofri sostiene invece che il corpo sia stato portato in una miniera dismessa della zona. «Non posso essere preciso – spiega il radioestesista – perché non ho a disposizione un “testimone”, cioè una foto o un oggetto appartenuto alla donna che è necessario per la ricerca. Tutto che quel ho potuto fare, l’ho fatto basandomi sul contatto con il cancello della villa». Qualche miniera i carabinieri l’hanno controllata, anche se l’operazione non è semplice, un po’ per il fitto reticolo di cunicoli che c’è in zona, un po’ perché le miniere sono proprietà privata. Fatto sta che a quasi dodici mesi dalla scomparsa, nessuno, né chi è guidato dalla scienza investigativa, né chi si dice mosso da altre forze, è riuscito a venire a capo di questa scomparsa.
Francesca Ferri
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
