Finanza
Bilella, un’ora per uccidere Francesca
La relazione finale degli investigatori sul giallo di Potassa. Il giorno del presunto omicidio l’auto della Benetti è stata ripresa dalla telecamera di sorveglianza di Scarlino Scalo per due volte: alle 11.07 e alle 12.45
GAVORRANO. Le indagini sono chiuse e ora la palla passa alla difesa che nei prossimi venti giorni potrà chiedere un nuovo interrogatorio per Antonino Bilella, presentare memorie oppure la richiesta di nuovi accertamenti. Dopodiché la Procura potrà chiedere il rinvio a giudizio, sulla base di un fascicolo di oltre quattromila pagine. Che tentano di ricostruire quello che è successo il 4 novembre dell’anno scorso a Potassa, quando Francesca Benetti, la bella insegnante di educazione fisica in pensione, è scomparsa nel nulla. Uccisa, secondo la Procura, dal custode della villa che si era invaghito di lei.
Pioveva, quel 4 novembre a Potassa. Pioveva e il cielo era grigio. Francesca Benetti quella mattina avrebbe dovuto incontrare Antonino Bilella alla grande casa che aveva ottenuto in eredità dopo la morte del marito. A Potassa la donna avrebbe dovuto scattare alcune foto al terreno intorno alla villa, dove erano cominciati dei lavori. Ma tra le 9 del mattino e le 13.30, il vicino di casa della donna, che stava lavorando nel terreno confinante, non ha mai visto Francesca Benetti. E nessuno, delle persone con le quali quel giorno l’insegnante in pensione avrebbe dovuto mettersi in contatto l’ha sentita. Eccezione fatta per il fidanzato, Aldo Scotto, con il quale parla la mattina, alle 9.23. Sono venti minuti di conversazione, quelli finiti agli atti della Procura, durante i quali la donna dice a Scotto che sarebbe andata alla villa per licenziare Bilella. Per mettere la parola fine a quel rapporto di lavoro che, secondo i testimoni sentiti dai carabinieri nelle settimane successive alla scomparsa, si era trasformato in qualcos’altro. I reati che la Procura ha contestato al custode settantenne sono l’omicidio volontario premeditato, l’occultamento di cadavere e lo stalking. Antonino si sarebbe invaghito di Francesca, l’avrebbe tempestata di telefonate e sarebbe anche arrivato, un giorno, a palparle il seno.
Francesca Benetti, una volta riagganciato il telefono con il fidanzato quindi, si prepara per andare a Potassa. Ci sono le immagini di una telecamera di videosorveglianza installata su un esercizio commerciale di Scarlino Scalo a registrare il passaggio dell’Opel Corsa della donna, quella stessa auto che solo in tarda serata sarà trovata alla stazione di Follonica. Occhi elettronici che riprendono il passaggio della vettura sia all’andata che al ritorno. Sono le undici e sette minuti quando la Benetti passa dalla Vecchia Aurelia all’altezza di Scarlino Scalo. Sono le 12.45 circa, quando la sua auto viene ripresa di nuovo. Per i carabinieri del nucleo investigativo di Grosseto, guidati dal maggiore Andrea Lachi, al ritorno al volante di quell’auto non c’era più Francesca Benetti. Ma c’era qualcun altro. Bilella? La tesi della Procura è questa. Alle 11.45 però la donna è ancora viva e alla villa parla con il custode e con l’ escavatorista che stava facendo dei lavori nel giardino. La morte della donna, quindi, che secondo la Procura è stata uccisa proprio da Bilella, sarebbe avvenuta tra le 11.45 e le 12.45, orario durante il quale l’auto della donna viene ripresa dalla videocamera a Scarlino Scalo. Meno di un’ora di tempo, per ucciderla con un’arma da taglio che non è mai stata trovata. Poi, una volta rientrato a Potassa, il custode avrebbe avuto tutto il tempo per pulire l’appartamento dalle tracce di sangue, caricare il corpo nel bagagliaio della sua Punto e sbarazzarsene. Ricostruzione che è sempre stata contestata dal custode della villa, che ha sempre respinto l’accusa di aver ucciso Francesca Benetti.
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