Il Tirreno

Grosseto

Emorragia di posti di lavoro in Maremma

di Maurizio Bernardini
Emorragia di posti di lavoro in Maremma

Secondo la Cgil, i disoccupati saranno 35mila. Parte la campagna del sindacato per i nuovi sussidi agli stagionali

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GROSSETO. Oltre 16mila disoccupati a Grosseto, 35mila in Maremma: sono numeri da brivido quelli diffusi dalla Cgil.

A parlare è Andrea Ferretti, segretario della Filcams e ideatore della campagna che il sindacato lancia per informare i lavoratori stagionali.

Sì, perché chi quest’estate un lavoro l’ha trovato ora può approfittare dell’Aspi e mini Aspi, quelle che un tempo erano la disoccupazione piena o a requisiti ridotti.

Ma ci sono tempi ben precisi e scartoffie da affrontare. Ecco perché è bene essere informati e rivolgersi a chi di dovere.

Disoccupazione choc. Un boom che ha dell’incredibile: un anno fa erano 29mila i disoccupati in provincia di Grosseto. Ora, secondo la Cgil, la Maremma chiuderà l’anno con un bagno di sangue. Insomma: toccato il fondo, abbiamo iniziato a scavare. «Secondo le nostre stime – spiega Ferretti – quest’anno arriveremo a toccare quota 35mila. Un dato drammatico». Un’emorragia di lavoro che coinvolge tutte le località del grossetano. «Gli iscritti nelle liste del centro per l’impiego sono in aumento negli uffici di tutta la provincia».

Ancora di salvataggio. Ma la Maremma ha una risorsa (seppur poco sfruttata) e fa rima con turismo.

Chi durante il periodo estivo ha strappato un impiego può continuare a “farlo fruttare” pure in inverno.

Ma deve rispettare alcuni requisiti.

È per questo che la Cgil, grazie alla campagna ideata da Ferretti, invita a rivolgersi agli uffici del sindacato.

«Dalle 8,30 alle 19, dal lunedì al venerdì, ci trovano con orario continuato nella sede di via Repubblica Dominicana», spiega il segretario. «Nel solo 2013 abbiamo seguito oltre 4mila e 600 pratiche legate ai settori turismo e commercio».

Requisiti. Diversi i paletti imposti dalle norme per accedere al diritto al sussidio. Tanto che diviene inutile dilungarsi troppo in tecnicismi.

La cosa migliore è quella di rivolgersi agli uffici competenti.

Ma una cosa è certa, prima lo si fa e meglio è: chi si rivolge al patronato entro 8 giorni dal termine del contratto di lavoro può prendere sin da subito il sussidio.

In caso contrario (c’è tempo sino a un massimo di 2 mesi) i giorni persi non saranno recuperati.

«Il nostro patronato – spiega Ferretti - è in grado di compilare anche la dichiarazione d’immediata disponibilità, una prassi che in passato doveva essere richiesta solo tramite il centro per l'impiego».

I coinvolti. Non tutti possono ottenere Aspi e mini Aspi. Oltre ai requisiti c’è infatti da rispettare la categoria d’appartenenza.

Sono destinatari dei contributi i lavoratori dipendenti, compresi gli apprendisti e i soci lavoratori di cooperative (seppur con alcune restrizioni). Restano fuori i dipendenti a tempo indeterminato delle pubbliche amministrazioni, gli operai agricoli e i lavoratori extracomunitari entrati in Italia con il permesso di soggiorno di lavoro stagionale. Infine, ovvio, «i beneficiari devono trovarsi nello stato di disoccupazione involontario, pertanto la prestazione non può essere riconosciuta in caso di dimissioni».

Occhio ai voucher. «L’estate scorsa ci fu un uso spropositato dei contratti a chiamata. A questo giro – tuona Ferretti - si è abusato dei voucher. Uno strumento che non dà nessuna copertura contributiva. Né per la pensione, né per la disoccupazione. E anche gli infortuni sono coperti ai minimi termini o giù di lì». Molti voucher sono stati utilizzati nel turismo. «Anche un’amministrazione comunale del Grossetano – denuncia la Filcams Cgil – s’è mossa con questo sistema. Un approccio che come sindacato non possiamo accettare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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