Il Tirreno

Grosseto

Un documentario per non dimenticare Norma Parenti

di Alfredo Faetti
Un documentario per non dimenticare Norma Parenti

L’ha realizzato il regista massetano Riccardo Bicicchi raccogliendo immagini e testimonianze inedite

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MASSA MARITTIMA. Spronava i soldati catturati chissà dove e costretti all’arruolamento nell’esercito tedesco ad abbandonare le armi. Raccoglieva soldi e viveri per la Resistenza. Era l’immagine del coraggio, Norma Parenti, eroina partigiana di Massa Marittima. Proprio oggi, 9 settembre, ricorrono i settant’anni dalla intitolazione a lei del centro storico cittadino.

Un’immagine che ancora oggi viene raccontata e tramandata come l’esempio di chi non abbassa la testa di fronte alle oppressioni. Sono stati e sono tuttora in molti quelli che narrano le sue gesta, attraverso convegni, libri, mostre e spettacoli teatrali. Tra questi c’è Riccardo Bicicchi, massetano doc, regista per importanti testate. La sua ultima opera, “Il terzo giorno d’estate”, parla proprio di Norma ed è stato presentato in anteprima nell’edizione 2014 del Toscana Foto Festival, evento clou dell’estate culturale massetana. Un documentario ricco di testimonianze inedite e di spunti importanti, capace di riportare lo spettatore nell'atmosfera di quei giorni concitati prima della Liberazione della città, avvenuta il 24 giugno 1944. Talmente tanto, che in questi giorni è arrivata a Massa Marittima una lettera del presidente della repubblica Giorgio Napolitano, che si complimenta per la realizzazione di questa nuova testimonianza della partigiana medaglia d’oro al valore militare.

Ci sono un sacco di storie dietro questo documentario, così intitolato perché, secondo alcune testimonianze, Norma Parenti sarebbe stata uccisa proprio nel terzo giorno d’estate. La prima, ovviamente, è quella dell’eroina. Nata nel 1921 nella vicina Monterotondo Marittimo, la giovane Norma entra subito a far parte della lotta partigiana, membro del Raggruppamento Amiata della 23ª Brigata Garibaldi, raccogliendo denaro e viveri per i combattenti. All’epoca gestiva una trattoria con la madre a Massa Marittima e aveva 23 anni. Anche lei era diventata mamma quando i nazisti la catturarono: dopo averla seviziata a più riprese la portarono in una miniera, dove è entrata a far parte degli altri 82 nomi passati alla storia come le vittime dell’eccidio di Niccioleta.

Ma Norma era anche una ragazza come le altre. Tre le tante, c’era un’amica speciale, a cui regalò per il suo compleanno un libretto di preghiere con una dedica: «Perché tu mi ricordi sempre nelle tue preghiere». Quest’amica si chiama Esperia Fiorenzani ed è la nonna di Bicicchi, il regista del documentario. In casa ha ancora oggetti e ricordi di Norma.

C’è poi anche un’altra storia dietro al documentario. È quella di Massimo Cocolli, operatore del Coseca. Un paio d’anni fa trovò una scatola vicino ai cassonetti della spazzatura, nella zona di San Bernardino. La caricò in macchina e gli venne la curiosità di guardare cosa conteneva. C’erano delle vecchie foto in bianco e nero e si consultò con altre persone. Sorpresa: tra quelle foto ce n'erano molte di Norma Parenti. Ne ha preso spunto anche Bicicchi per il suo film, anche se aveva proposto la sua idea già da qualche tempo, trovando subito la collaborazione del Comune grazie ai finanziamenti della Regione destinati alla ricorrenza dei settant'anni dalla Resistenza e dalla Liberazione, ha dato il suo contributo per il progetto. «Abbiamo iniziato a lavorare già dal 2012, in previsione dei 70 anni dalla Liberazione –spiega Roberta Pieraccioli, responsabile del settore cultura del Comune di Massa Marittima – Dopo questo traguardo, stiamo cercando di continuare con la valorizzazione della figura di Norma Parenti, sia con ricostruzioni ambientali, sia cercando, perché no, di realizzare un film. Ma servirebbero risorse».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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