Attenzione
«Difficile lavorare»: sciopero alle Poste
Fino al 4 ottobre servizi a singhiozzo in tutta la provincia, servono apparecchiature e più coordinamento tra dipendenti
GROSSETO. Stanchi. Stanchi d’aver a che fare con apparecchiature ritenute inadeguate e condizioni d’impiego che rendono farraginoso il lavoro quotidiano. In Maremma battono i pugni sul tavolo sindacati e Rsu di Poste italiane: è sciopero. La protesta – assicurano - non sarà cosa da poco. Niente lamentele per due o tre giorni, ma un impegno a muso duro che è già iniziato: andrà avanti sino al 4 ottobre compreso. «Alcune province - accusa il coordinatore regionale Slc-Cgil, Graziano Benedetti - non sono trattate come le altre da Poste italiane». E poi ancora: «Gli uffici postali sono un presidio. Ma abbiamo il timore che Poste torni alla carica per sopprimere uffici in Maremma».
Le segreterie provinciali di Slc-Cgil, Slp-Cisl, Uil-Poste, Failp-Cisal, Confsal-Com.ni e Ugl-Com, affiancate dalle Rsu aziendali non vanno per il sottile. Picchiano forte contro il colosso Poste e lo fanno lamentando più d’una difficoltà da risolvere. Lo sciopero è indetto «contro il mancato rispetto degli accordi, gestiti a senso unico e contro la penuria e avaria dei mezzi meccanici che non permette la consegna della corrispondenza». Le parti sociali denunciano la presenza di «palmari obsoleti e inefficienti, strumenti che invece di semplificare il lavoro fanno impazzire i portalettere» e c’è chi parla di ritardi nei pagamenti delle trasferte. Per chi cerca di tutelare i diritti dei lavoratori - e, dunque, di rimbalzo, pure quelli degli utenti del servizio - gli strumenti presenti negli uffici sono vecchi e mal funzionanti: «a partire dai terminali alle stampanti». Condizioni che portano gli addetti agli sportelli a «improvvisarsi tecnici riparatori per garantire il servizio».
I sindacati si scagliano verso un’azienda «che non intende risolvere le problematiche che stanno mettendo in ginocchio servizio e futuro della categoria». Stop a ogni genere di mansione straordinaria e mancata disponibilità a sostituire il collega assente: eccoli alcuni dei punti chiave della protesta. Dal gruppo di dipendenti arriverà pure un’altra sorpresa: per una mesata, pure l’abituale flessibilità negli orari di chiusura degli sportelli andrà a farsi benedire. Bloccato il conto ore individuale degli addetti. Insomma, file o no, numerino preso o meno, nessun ufficio postale rimarrà aperto oltre orario. «Chiediamo scusa fin da subito alla clientela per i disagi che si creeranno. Ma non possiamo fare altrimenti». Così Benedetti (Slc-Cgil), mentre spiega che andare avanti di questo passo non è più possibile. «Vogliamo dare qualità nel servizio».
Insomma, i lavoratori chiedono d’essere messi nelle condizioni di poter fare bene il loro mestiere. «Questo senza pressioni commerciali. Perché tra le altre cose si sta cercando di trasformare uno sportellista in venditore, ma non è il suo lavoro».
Benedetti ricorda che è soprattutto il grossetano a essere penalizzato dagli atteggiamenti di Poste italiane: «il 60 per cento degli uffici maremmani prevedono la presenza di un solo dipendente. Soprattutto quelli sull’Amiata».
Una situazione incredibile, ma non deve stupire. «Dall’inizio dell’anno, a differenza di quanto accaduto in tutto il resto della regione, qui non ci sono state assunzioni a tempo determinato, neppure per il periodo estivo. Mi pare evidente che non tutte le province siano trattate in egual modo».
Infine la paura per la soppressione di uffici postali: «Negli ultimi anni, secondo Poste, dovevano sparire 33 uffici solo in Maremma. Ne hanno cancellati 17. Ma ora il rischio è che l’azienda torni alla carica».
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