Il Tirreno

Grosseto

Va in pensione e diventa “amanuense”

Va in pensione e diventa “amanuense”

Un ex bancario di Grosseto sta riscrivendo a mano tutta la Divina Commedia nella cancelleresca del ’300 che usava il Poeta: ci metterà 10 anni

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Otto anni fa è partito per un fantastico viaggio nel tempo, tuttora in corso. Un viaggio indietro di 7 secoli, tra personaggi danteschi che rivivono grazie alla magia dell’inchiostro, spettacolari miniature che orlano le pergamene, piante o animali immaginari e capolettera a forma di grifi. Marco Moretti ha 72 anni e vive a Roselle, alle porte di Grosseto. Per trent’anni ha lavorato in banca. Poi è arrivata la pensione e si è scoperto amanuense, lavorando a un’impresa ciclopica. Riscrivere tutta la Divina Commedia a mano, canto per canto su pergamena; nella stessa calligrafia - “cancelleresca del ’300” - usata al tempo di Dante nelle botteghe e negli scriptorium dei monasteri. Un lavoro immenso, minuto e cesellato alla perfezione, arricchito da centinaia di miniature e che, iniziato nel 2006, durerà almeno un altro paio d’anni, fino al 2016. Dieci anni in tutto (almeno). Dopo aver completato l’Inferno, oggi Moretti è arrivato a metà del cammin della sua vita, ovvero al 18° canto del Purgatorio. Dopodiché inizierà il Paradiso e ci vorranno altri due anni per finirlo, ma poco importa. Serenamente in pace nel suo “scrittoio” personale - la taverna al piano interrato di casa dove ogni sera fino a notte fonda lui si rintana sotto la luce di una lampada, in compagnia dei suoi gatti - questo moderno copista-pittore ha scoperto che vivere il tempo con pazienza, limando ogni parola, è il succo della vita. E che con gli strumenti più semplici del mondo, le mani e un pennino, si può recuperare una dimensione primordiale che sembrava perduta. È l’antica scrittura, oggi superata dalla tecnologia. Ma che si riaffaccia dietro l’angolo grazie a un amore speciale.

«È l’amore per Dante - spiega il calligrafo - un poeta che adoro perché rappresenta tutta l’umanità. Ogni sentimento e ogni passione in lui si trova: ogni ogni amore e odio, ogni aspetto di noi».

Nell’era di Facebook è stato proprio il Poeta a rappresentare il sommo rifugio dei sogni per chi (come il calligrafo grossetano) si è trovato a fuggire da ritmi frenetici della vita, distinte bancarie e freddi conti correnti. «Ricordo che ero sempre in banca, non ero ancora andato in pensione quando un giorno mi sono imbattuto in un codice riccardiano della Divina Commedia, il numero 1012. Era meraviglioso. E me ne sono innamorato». È un paradosso che sia stato proprio il web («come il diavolo e l'acqua santa») a offrirgli il destro per un salto nella storia.

«Appena vidi quel codice provai un’emozione talmente grande che mi venne voglia di imitarlo. Iniziai a scrivere il primo canto, e da lì non ho più smesso. I miei amici e mia moglie - continua Moretti - mi imposero di continuare. Uscito dalla banca avevo ancora lo stress in corpo, poi però correvo a scrivere in taverna. E scoprivo che più scrivevo più mi placavo».

Questo tipo di scrittura corsiva, così semplice, bella, elegante, era stata codificata nel ’300 da Ser Nardo, il quale aveva una bottega di 8-10 copisti «e si gloriava - dice Moretti - di aver venduto 100 cantiche collocando 7 figlie».

Già a quei tempi la faccenda era piuttosto complicata: in un agglomerato formidabile di arti e scienze i vari fogli scritti passavano al disegnatore, quindi al doratore e al pittore. Moretti ha ereditato quello spirito multiforme diventando copista e pittore, anche se poi - anziché ricopiare pedissequamente gli autori antichi - ci ha messo del suo. Ed ecco “un’antologia” di capolettera sempre diversi e originali: opera d’arte nell’opera d’arte, non ve n’è mai uno uguale all'altro. Che sia una pianta magica o un animale fantastico, ogni canto ha il suo incipit unico e composto di tre strati: il primo corpuscolare, il secondo che dà l’ombreggiatura, il terzo che imprime una lumeggiatura e profondità. Ne parlò Dante quando dette voce a Oderisi da Gubbio. Pure i colori sono medievali: si va dal minio al cinabro, dall’erba gualda che dà il verde pigmentato all’ocra gialla, all’ocra rossa, al brasile o alla terraverde: è un’impresa trovarli, ma lui ci è riuscito. È così che il manoscritto sta prendendo la forma di un’opera pittorica.

E più ancora: si trasforma in un rifugio di vita. Scrivendo, Moretti sta bene. Vive in una dimensione magica - letteraria e pittorica, quasi metafisica - in cui va in cerca dei valori perduti, affievoliti e disgregati dei nostri antenati. «È un po’ come varcare i confini del tempo, entrando in un mondo dove l’uomo aveva acquisito un sapere magico, molto tempo fa». Paradossalmente questo recupero è arrivato proprio da internet, «che è il sistema più progredito del mondo». Un sistema antiscrittura che ha consentito di recuperare la scrittura. È morta per sempre la calligrafia? «Spero di no - conclude Moretti - Certo è che da quando non è più insegnata nelle scuole, dalla metà degli anni ’60, le cose sono andate sempre peggio. I ragazzi non sanno più scrivere, i maestri non sono più in grado di insegnare la corretta scrittura perché sembra sia inutile. Ma io sinceramente non lo credo».

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