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«Vendemmia buona in zona Montecucco»

MONTE AMIATA. Un’annata in controtendenza, favorevole per la vendemmia in Maremma e nel Montecucco? Parrebbe proprio di sì, come spiega il professor Giancarlo Scalabrelli, docente di Viticoltura all’u...

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MONTE AMIATA. Un’annata in controtendenza, favorevole per la vendemmia in Maremma e nel Montecucco? Parrebbe proprio di sì, come spiega il professor Giancarlo Scalabrelli, docente di Viticoltura all’università di Pisa, che dà buone speranze in un momento in cui si sente parlare di gravi defaillances per i vigniti di mezza Italia.

«Sul fatto che sia un’annata più fredda e piovosa delle ultime siamo tutti d’accordo, e che si sia verificato un clima imprevedibile e altalenante è altrettanto vero», osserva Scalabrelli. «Ciò ha comportato problemi tecnici nella difesa antiparassitaria soprattutto nelle infezioni di peronospora. Ne sono derivati danni ai grappoli e alla nuova vegetazione». Invece paradossalmente le grandinate hanno avuto esiti anche positivi: «Le grandinate precoci hanno provocato una sorta di defogliazione precoce e un diradamento dei grappoli. Ma in alcuni casi ha avuto esiti favorevoli sulla compattezza e sulla crescita dell’acino, perché la vite, in relazione anche al vitigno, ha risposto bene riformando nuove foglie e attenuando la crescita degli acini che, invece, sono cresciuti più del normale nelle zone non interessate da questa idrometeora. Le uve sono migliori nei terreni più poveri e dove negli anni scorsi la vite soffriva per la siccità. Certamente quel che non c’è da temere è il livello troppo elevato della gradazione alcolica, poiché l’aumento della succosità ne abbassa il contenuto zuccherino. Ciò avrà effetti favorevoli sui vini bianchi e sui vini rosati. Nonostante il ritardo fenologico, alcune zone, in particolare in Maremma e nel Montecucco, che negli ultimi anni hanno sofferto per la siccità e temperature troppo elevate, quest’anno hanno beneficiato di temperature moderate che consentono massima efficienza della fotosintesi fogliare».

Infine il patrimonio aromatico, come mostrato dalle recenti ricerche compiute dal dipartimento di Scalabrelli, «è maggiore nelle annate con minori eccessi termici durante la maturazione che degradano maggiormente alcune classi di aromi. In sostanza, vini bianchi e rossi più equilibrati e ricchi di profumi, anche se questi ultimi richiederanno più attenzione nella scelta vendemmiale e nella determinazione prevendemmiale della maturazione fenolica. L’elevata qualità potrà essere raggiunta nei terreni più poveri e meglio drenati, in cui è seguita una’attenta tecnica di gestione vigneto». (f.b.)

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