Attenzione
«La casa sarà messa all’asta e io non so dove andare»
Appello di una donna straniera che vive sul Promontorio, la scadenza è il 24 L’appartamento è del padre di sua figlia, chiamato a mantenere un’altra famiglia
STEFANO. «Il 24 settembre la casa dove abito viene venduta all'asta. Io dove vado? E soprattutto, dove andrà mia figlia, riconosciuta dal proprietario di questo appartamento? E' anche figlia sua, ha 6 anni: a lei nessuno pensa? Nessuno sembra in grado di aiutarmi: io sono disposta ad andare anche in televisione per raccontare il mio caso, pur di tutelare mia figlia e anche l'altro mio figlio».
L'sos è di una donna straniera che abita a Porto S.Stefano. Un dramma in piena regola che passa attraverso le pieghe delle leggi, inesorabili, e che rischia di terminare con tre persone in mezzo a una strada; anzi quattro, visto che adesso la donna è stata raggiunta dalla madre. Questioni di diritti che sembra impossibile far valere. Racconta la donna, 45 anni fra poche settimane, lavori saltuari e soltanto estivi: «Qualche giorno fa mi ha telefonato il Tribunale: mi hanno chiesto quando sono in casa per poter far vedere l'appartamento che deve essere venduto all'asta, il 24 settembre. All'asta? Ma stiamo scherzando?».
La donna è rimasta in quell'appartamento dove ha vissuto per cinque anni con un 50enne del Promontorio, il quale qualche mese fa ha avuto dei grattacapi con la giustizia. E che ha problemi con il mantenimento della moglie, dalla quale si è divorziato da poco e con la quale ha avuto altri due figli, una delle quali maggiorenne: l'asta servirebbe proprio a consentire all'uomo a rispettare gli obblighi stabiliti dal Tribunale nei confronti di moglie e figli. «E nei confronti della figlia avuta con me non c'è alcun obbligo? - chiede la donna che si è rivolta alla nostra redazione - Quando noi ci siamo messi insieme era il 2007. Mia figlia è nata nel 2008, lui l'ha riconosciuta. Abitavamo a Grosseto, poi nel 2009 siamo venuti a Porto S.Stefano perché lui qui ha un appartamento. E qui siamo stati cinque anni. Qui è venuto anche mio figlio che ora ha 12 anni. Poi lui è diventato violento: è successo quando ho scoperto che frequentava un'altra donna, un'altra straniera. E' stato talmente violento che è stato allontanato da questa casa: l'ho dovuto denunciare. Adesso vede la figlia ogni 15 giorni attraverso gli assistenti sociali. E adesso la casa va all'asta per 280mila euro».
La donna spiega di essersi rivolta al suo avvocato, di aver chiesto aiuto in Comune, di essersi appellata ai rappresentanti della sua comunità, a Roma. «Ma nessuno sembra in grado di aiutarmi. E io come sopravvivo? Fra quindici giorni il lavoro da aiuto cuoca finirà. Fino a che rimango in questa casa, posso cavarmela. Ma se devo pagare un affitto, non ce la posso fare. Io non ho nessuno che mi può dare una mano. In questi giorni è venuta mia madre, che mi ha aiutato a guardare i bambini: non posso certo permettermi una baby sitter. Possibile che non ci sia nessun modo per tutelare sua figlia?»
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