Il Tirreno

Grosseto

«Deriso e applaudito da un’agente»

di Gabriele Baldanzi
«Deriso e applaudito da un’agente»

Automobilista scorge un autovelox della Provinciale in posizione “curiosa” e si ferma: la donna in divisa lo sbeffeggia

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GROSSETO. «Multato ingiustamente e deriso». Meno di un mese fa è stato notificato al Giudice di pace di Grosseto un articolato ricorso contro un provvedimento della polizia provinciale, un verbale da 539 euro (e sei punti di decurtazione sulla patente) per un’infrazione commessa sulla strada di Barbaruta, laddove il limite di velocità è stato recentemente abbassato: da 50 a 30 km orari.

Al di là degli aspetti tecnici e giuridici - sui quali sarà il giudice a pronunciarsi - quella che vede protagonista un cittadino di Grosseto è prima di tutto una storia buffa, con risvolti da film comico. A raccontarcela è la vittima.

«Era il 21 giugno, un sabato, verso mezzogiorno. Percorrevo la provinciale di Barbaruta, in direzione Castiglione della Pescaia. La strada - come posso dimostrare con diversi scatti - era deserta. Credo di aver incontrato due macchine in tutto il tratto. A un certo punto, dopo aver oltrepassato una zona poderale, mi sono reso conto quasi per caso che la vettura bianca, che a me sembrava proveniente da una strada laterale, era in realtà la Fiat Panda della Polizia Provinciale, in sosta, ombreggiata sotto una pianta. Non ho visto l’apparecchiatura per l’autovelox, né gli agenti accertatori. Così, dopo aver rallentato, mi sono fermato e ho deciso di capire meglio. Non ero da solo in auto. Ho chiesto a chi mi stava accanto di scattare una serie di fotografie, una sorta di progressiva a ritroso, facendo retromarcia. Con fatica, arrivato a pochi metri dalla pattuglia, sono riuscito a intravedere la macchinetta, l’autovelox, ovviamente ben mimetizzata. Nel frangente uno dei due agenti _ la donna _ accortasi della mia manovra, è uscita dal cono d’ombra della pianta e mi ha applaudito a lungo dicendomi qualcosa».

«Sono rimasto basito _ prosegue l’uomo _ Non sono ferratissimo in materia ma mi pareva di ricordare che laddove è possibile la contestazione immediata dell’infrazione gli agenti devono farla. Invece no. Questi no. Hanno preferito scherzare, deridermi. La donna che applaude quasi a complimentarsi con me per averli scoperti, il collega che resta all’ombra. Allora mi domando: è forse un gioco? Un gioco per realizzare guadagni alle spalle dei cittadini, turisti soprattutto?».

Il giorno successivo l’automobilista ha scaricato le fotografie e buttato giù una breve memoria, a caldo, su quanto accaduto. «Non avevo idea se, quando e quanto sarei stato multato. Di certo non facevo 30 km orari, limite che è assurdo in un’arteria di quel tipo, rettilinea, con una visibilità perfetta e un traffico che spesso è già rallentato dai mezzi agricoli. Ma nell’informarmi sulla procedura adottata dai due agenti ho scoperto che diverse cose non tornavano: prima di tutto il fatto che non mi avevano fermato pur potendolo fare. Il loro posizionamento, certo, non lo permetteva. D’altra parte l’obiettivo, pare di capire, è quello di realizzare il maggior numero di contravvenzioni con il minimo impiego di personale, anziché prevenire incidenti e sensibilizzare i cittadini al rispetto dei limiti stradali».

Un modo per fare cassa, insomma, e non soltanto per garantire e mantenere la sicurezza sulle strade.

«Mi risulta, per esempio - conclude il “multato” - che la polizia stradale, consapevole della fondatezza di queste considerazioni, ha da un po’ di tempo modificato il proprio atteggiamento, predisponendo sempre il doppio pattugliamento e l’immediata contestazione dell’infrazione». Resta però l’amaro per quell’applauso beffardo. Scoppiato solo perché il consigliere ha voluto vedere da vicino cosa stesse succedendo su quel tratto di strada.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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