Il Tirreno

Grosseto

Giallo in procura sulla Nuova Solmine

di Francesca Ferri

Mansi presenta istanza dopo l’annuncio del procuratore del suo rinvio a giudizio. Intanto è scontro tra enti e ambientalisti

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GROSSETO. Si complica ancora di più l’intricato intreccio di produzione industriale, ambiente, salute, responsabilità politiche e giustizia che ruota intorno alla vicenda Nuova Solmine, l’industria chimica del Casone, nella piana di Scarlino, finita nel mirino del ministero dell’Ambiente, del Forum Ambientalista e della procura della Repubblica di Grosseto per presunte violazioni sulle emissioni di sostanze inquinanti in atmosfera e per la vendita ai cementifici delle polveri di pirite stoccate nel “panettone” e contenenti arsenico.

Il caso in procura. L’ultimo capitolo della vicenda è stato scritto ieri dal procuratore capo della procura grossetana, Francesco Verusio, che in un’intervista al Tirreno ha spiegato che sulla Solmine sono aperte due inchieste, una sulle polveri e una sulle emissioni, e che proprio a seguito di questa il presidente della Nuova Solmine, Luigi Mansi, sarebbe stato rinviato a giudizio, con udienza fissata a metà ottobre. Ma sulla vicenda è giallo.

«Chiederemo ragguagli». Già ieri l’avvocato di Mansi, Paolo Bastianini, ha precisato che né lui, né il suo cliente hanno mai ricevuto atti giudiziari in proposito. Oggi Bastianini, in una nota, ribadisce che «l’ingegner Luigi Mansi non ha a tutt’oggi ricevuto alcun decreto di rinvio a giudizio né alcun avviso di conclusione delle indagini né nessun altro atto che siano in qualunque modo correlati con indagini che abbiano avuto origine da presunte violazioni di norme in materia di emissioni in atmosfera o sulla gestione delle ceneri di pirite». Bastianini, però, spiega anche che «stante l’autorevolezza della fonte che riferisce le suddette notizie (il procuratore capo, ndr) verrà presentata istanza alla procura della Repubblica per avere ragguagli».

Il controllo dei rifiuti. Intanto prosegue il botta e risposta tra il Forum Ambientalista, che da anni segue la vicenda della Solmine, e, dall’altro lato, la Provincia di Grosseto e la Regione Toscana. Il presidente della Provincia, Leonardo Marras, e l’assessore regionale all’Ambiente, Anna Rita Bramerini, hanno dichiarato che i controlli sulle ceneri di pirite della Nuova Solmine spettano solo al ministero dell’Ambiente. «A leggere le critiche che ci muovono oggi Bramerini e Marras, che già ci avevano detto che solleviamo solo dei polveroni mediatici (peraltro dimostrando scarsissimo rispetto verso i giornalisti) e che facciamo solo dell’allarmismo, sembrerebbe che non conoscano la legge», replica Roberto Barocci del Forum Ambientalista. «È arcinoto – prosegue – che le leggi assegnano alla Regione e alle Provincie sia la programmazione che il controllo sullo smaltimento dei rifiuti e, in particolare, nel caso delle ceneri di pirite, che hanno imposto le bonifiche dei luoghi dove sono state stoccate, anche la programmazione e il controllo sulle bonifiche ambientali».

Le passate vicende giudiziarie. «Quanto Provincia di Grosseto e Regione Toscana siano state rispettose delle leggi in materia – prosegue Barocci – basterebbe riportare ciò che ha scritto nel 2009 il gip del tribunale di Grosseto, Armando Mammone, proprio a proposito dei controlli sulle ceneri di pirite: «Un caso quale quello in esame sarebbe stato un ottimo banco di prova e applicazione della responsabilità degli enti, poiché è indubbio che la gestione dei rifiuti secondo criteri che hanno portato all’inquinamento del suolo e delle falde sia stata operata in vista dell’interesse aziendale».

I procedimenti penali contro la Solmine avviati nel decennio scorso si sono conclusi per la prescrizione dei reati ipotizzati «ma i dirigenti del Pd – spiega Barocci – non possono pretendere due pesi e due misure: quando i reati sono andati in prescrizione per Berlusconi hanno ampiamente discusso intorno ai vari capi d’accusa; quando i reati sono andati in prescrizione per i loro amministratori, vorrebbero imporre il silenzio stampa».

Norme e sentenze. Bramerini e Marras lamentano l’incertezza normativa sulla classificazione delle ceneri (rifiuto o sottoprodotto) in base alla quale questo materiale va trattato con maggiori o minori cautele per la salute, comportando costi più alti o più bassi per i proprietari che devono disfarsene, come ad esempio la Nuova Solmine. A questo proposito Barocci spiega che ci sono «decine di studi analitici commissionati da loro stessi (Regione e Provincia, ndr) e, se non bastassero, c’è una sentenza della suprema Corte costituzionale, la 28 del 2010. Chi altro deve esprimersi in Italia?».

I risultati della bonifica. Infine i due amministratori difendono l’intervento di Provincia e Regione nella messa in sicurezza e bonifica del panettone di ceneri a Scarlino. Barocci replica tirando fuori il dato analitico della falda idrica che transita a valle del panettone, pubblicato recentemente da Arpat dopo 5 anni dalla fine dei lavori di messa in sicurezza e che indica «arsenico disciolto in acqua in media 144 volte oltre i limiti di legge».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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