Sicurezza
Addio cipressi, sostituzione in corsa
Le due piante simbolo dell’11 settembre sono morte dopo lo “sfratto”. In vista della cerimonia ne arrivano di nuove
GROSSETO. No, non è un’allucinazione. I due cipressini dedicati alla memoria delle vittime dell’11 settembre non sono tornati a essere forti e verdi come un tempo. Quelle che abbiamo fotografato ieri tra le vie Stati Uniti ed Estonia sono piante nuove di zecca. Cipressi alti 8 metri arrivati nella tarda mattinata di martedì. Tutto curato dal noto vivaio Barbini e a spese del Consorzio stabile toscano, realtà che ha in carico le opere di urbanizzazione del superstore Unicoop Tirreno al Commendone.
I due alberelli simbolo, quelli voluti nel 2004 dall’allora sindaco Alessandro Antichi, non ci sono più. Salvi dalle ruspe, ma uccisi dal trapianto imposto per i lavori del nuovo centro commerciale. D’altra parte, come aveva ricordato nell’aprile scorso il sindaco Emilio Bonifazi, «nel 2000 è iniziato il procedimento che ha portato all’approvazione del piano strutturale e poi del regolamento urbanistico. E già nel piano strutturale il superstore c’era». Dunque la colpa di quel che è accaduto non può essere scaricata sul colosso della grande distribuzione. Qualcosa in più per salvare quel simbolo poteva esser fatto? Forse. Magari _evidenziò tempo fa un esperto del settore _ un’adeguata pre-zollatura, eseguita almeno sei mesi prima del trasferimento, avrebbe aumentato le possibilità di buona riuscita dell’intervento. Ma sono ipotesi o poco più.
Intanto Bonifazi conferma che sì, la commemorazione delle vittime si farà pure quest’anno. «Sarà l’11 settembre, alle 11 del mattino. Abbiamo invitato anche il console americano in Italia». La presenza del console «a una delle poche, se non l’unica, celebrazioni di questo genere in Italia”, è stata caldeggiata dai vertici del Comune. «Credo _ prosegue Bonifazi _ sia un evento molto importante. Specie alla luce di quel che sta accadendo nel mondo col dilagare di atti estremi e violenti».
Di tutt’altra ferocia rispetto a quella cui fa riferimento il sindaco, ma comunque da condannare, sono invece le mosse dei soliti idioti, quelli che sfasciano, sfregiano o rubano monumenti e parti di questi. Basta pensare all’ancora in ghisa portata via dal monumento che ricorda il sacrificio di un militare morto nel secondo conflitto mondiale. Un oggetto che, come spiega il sindaco, ha un basso valore economico ma una forte presenza morale. Il furto di quell’oggetto, non proprio semplice da portar via, non è l’unico andato in scena in città. Ed è, a suo modo, un simbolo. Seppur negativo. Per non parlare del monumento ai martiri di Nassiriya: lì il Comune è dovuto intervenire due volte. «C’è chi s’è portato via tutto, comprese le targhe con i nomi delle vittime». E poi ci sono le statue di Ettore Socci, Giuseppe Garibaldi, Canapone. Per non parlare delle Mura Medicee. Tutto sfregiato. Simboli deturpati da qualche sciocco che si crede artista di strada.
Altre volte i simboli prendono la forma di un paio d’alberelli, si salvano da una ruspa che vuol stenderli, poi cedono stremati. Infine rispuntano, forti e verdi come non mai. Come la speranza che il rispetto, almeno per i defunti, esista sempre.
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