Proteste
Solmine: due inchieste della Procura in corso
All'azienda grossetana leader nella produzione di acido solforico contestate le emissioni in atmosfera e la gestione delle ceneri. La replica: "Tutto in regola, siamo tranquilli"
GROSSETO. Non una ma due inchieste aperte sulla Nuova Solmine e un rinvio a giudizio: quello del patron dell’azienda, Luigi Mansi (nella foto a fianco). Dopo essere finito nel mirino degli ispettori ministeriali dell’Ispra e in quello del Forum Ambientalista di Grosseto, ci sono nuovi guai in vista per lo stabilimento chimico della piana di Scarlino (Grosseto), leader in Italia nella produzione di acido solforico. Respingendo le accuse di inerzia che due giorni fa gli ambientalisti hanno mosso alla procura grossetana, ieri il procuratore capo Francesco Verusio, raggiunto dal Tirreno, ha voluto chiarire alcune cose. «Stiamo facendo attività di indagine da tempo su tutti gli aspetti a cui si fa riferimento negli articoli di stampa – spiega Verusio –. L’accusa degli ambientalisti è assolutamente infondata. Non abbiamo mai trascurato l’aspetto della salute pubblica». Il procuratore spiega che la magistratura maremmana aveva puntato gli occhi sulle attività della Nuova Solmine già prima che lo facesse il ministero. In particolare si è concentrata sulle emissioni di anidride solforosa che l’industria rilascia in atmosfera, risultate fuori norma al controllo dell’Ispra, e sulla gestione delle ceneri di pirite contenenti arsenico. Ceneri che l’azienda ha spiegato di aver venduto a cementifici di tutta Italia dal 1988 al 2014 come fossero un sottoprodotto, e non come un rifiuto, quindi senza le prescrizioni per la salute previste nelle fasi di lavorazione e conservazione, forte a suo dire di norme favorevoli a questa classificazione. Il ministero a febbraio ha contestato questa classificazione delle ceneri e ne ha sospeso l’autorizzazione alla vendita.

Verusio spiega che su questo aspetto la procura ha aperto un’inchiesta e sta «monitorando, valutando e facendo tutto quel che c’è da fare prima di prendere decisioni». Quanto alle emissioni, a giugno la società è corsa ai ripari e ha spiegato di aver adeguato gli impianti, per 2,5 milioni di euro, per rientrare nei parametri. Tuttavia, proprio sulla questione delle emissioni, spiega il procuratore Verusio, Mansi – e solo lui – sarebbe stato rinviato a giudizio, con udienza già fissata per metà ottobre.
Il condizionale è necessario perché, nonostante la notizia sia arrivata direttamente dal procuratore capo di Grosseto, al momento né a Mansi, né al suo avvocato, Paolo Bastianini, sarebbero stati notificati gli atti. «Ho sentito il signor Mansi – spiegava Bastianini giovedì 4 settembre – e né lui né io abbiamo ricevuto atti in generale dalla procura. È uno strano modo di procedere». Nella mattinata di oggi, venerdì 5 settembre, l'avvocato Batianini ha precisato che il suo cliente non è coinvolto in alcuna delle due inchieste, né in quella sulle emissioni, né in quella sulla pirite.
Mansi, dal canto suo, sin dalla mattina di ieri non ha voluto rilasciare dichiarazioni. «Tutto è stato già detto nel comunicato a pagamento che abbiamo pubblicato oggi (ieri per chi legge, ndr) sui giornali». L’azienda sostiene di aver sempre avuto le autorizzazioni a vendere le ceneri come sottoprodotto, riuscendo così a rimpicciolire il sito di stoccaggio di oltre 2 milioni di tonnellate di ceneri, alle attuali 560mila tonnellate. Le nuove accuse degli ambientalisti hanno, nel frattempo, sollevato un coro di reazioni.

L’assessore regionale all’Ambiente, Anna Rita Bramerini, con il presidente della Provincia, Leonardo Marras, ha rispedito al mittente le accuse mosse ieri dal portavoce del Forum Ambientalista, Roberto Barocci, che li aveva criticati per non aver preso provvedimenti. «Il rispetto delle leggi: il riferimento che hanno la Regione e la Provincia è questo. Non sono accettabili insinuazioni di alcun genere quando sono in gioco la tutela della salute dei cittadini e gli interessi del territorio», spiegano. A Scarlino, intanto, in consiglio comunale la Solmine è stata al centro della discussione sia della capogruppo della minoranza, la deputata di Forza Italia, Monica Faenzi, sia del sindaco Marcello Stella che si è fatto inviare da Arpat tutti dati raccolti, ha annunciato un incontro per oggi con il collega follonichese, Andrea Benini, e sta valutando se chiedere un incontro al ministero sulla questione»
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