Il Tirreno

Grosseto

«Mio figlio non ha più paura della scuola»

di Pierluigi Sposato
«Mio figlio non ha più paura della scuola»

Maltrattamenti, parla una madre: adesso riesce ad addormentarsi anche senza la luce accesa, risolti tanti problemi

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GROSSETO. «No, non ho paura che il procedimento penale e il colloquio con lo specialista che verrà incaricato dal giudice possa avere strascichi su mio figlio. Peggio di come era andata in quei mesi non può andare.... Tanti problemi li abbiamo risolti, oggi: adesso almeno non ci si addormenta più con la luce accesa, mio figlio non ha più paura...».

A parlare è una delle mamme dei bambini che, secondo i sospetti della Procura, sarebbero stati maltrattati dalla maestra. La pubblicazione della notizia su queste pagine ha dato avvio a una serie di post su Facebook più che critici nei confronti dell’insegnante. Questioni che, rimaste fino a ieri sotto traccia o comunque confinate a un ristretto numero di persone, sono diventate argomento di conversazione anche telematica. Anche alcune testate nazionali si stanno interessando del caso.

La prossima settimana il gip Montesarchio incaricherà il dottor Fabbrizzi, psicoterapeuta infantile, per accertare se almeno 8 di questi bambini siano in grado di testimoniare e per valutare il loro grado di attendibilità. Un passaggio fondamentale per il prosieguo dell’azione penale. Un passaggio atteso anche dalla difesa della donna, 57 anni, che terminato il periodo di malattia è tornata a disposizione dell’istituto. «Sì - dice ancora la mamma, contattata per telefono da Il Tirreno - Sentirli è giusto per fare chiarezza».

Come siete venuti a sapere dei fatti che voi genitori avete poi messo nero su bianco quando siete stati sentiti in Procura?

«Noi già sapevamo di questa maestra - dice la mamma - perché aveva insegnato in un’altra seconda della stessa scuola: eravamo stati avvertiti dei suoi comportamenti».

E i bambini come vi avevano spiegato quello che sarebbe successo in classe?

«Veramente loro erano tutti impauriti e non parlavano. E mio figlio è uno che invece racconta normalmente quello che succede a scuola. Mi ricordo che prese un po’ il discorso alla larga e parlò di quando la maestra parlava di quel folletto che avrebbe girato per la classe. Poi lui mi diceva di avere dei gran mal di testa e non andava avanti. Quando gli prospettai che l’avrei allora portato al pronto soccorso, si decise a confessare: era stato strattonato».

Voi vi siete rivolti alla maestra...

«Sì, ma non in termini aggressivi. Alla consegna delle pagelle del primo quadrimestre eravamo in 3-4 genitori: parlammo con lei, ci fu una discussione accesa ma non offensiva. Non ci fu putiferio. Noi cercavamo il dialogo».

Dopo quell’episodio cosa è accaduto?

«Dopo febbraio, cioè dopo che la maestra si era messa in malattia, il clima si era rasserenato. Lei pensi che i bambini avevano avuto difficoltà ad andare avanti con il programma e che quindi c’era bisogno di recuperare il tempo perduto».

Con la direzione didattica avete parlato?

«Sì, una volta sola. Ma tutto quello che è successo lo si deve soprattutto a quello che abbiamo fatto noi. La rappresentante dei genitori si è mossa, noi siamo andati in massa in Procura. Però secondo noi la scuola avrebbe dovuto prendere provvedimenti. E prima».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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