Il Tirreno

Grosseto

Bianchini prosciolto in appello

Ipotesi di atti fraudolenti dopo una condanna civile: «Non c’è alcun dolo»

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ARCIDOSSO. L'aveva detto, Marcello Bianchini, già nel processo di primo grado che pure l'aveva visto condannato a 600 euro (e a versare 8.000 euro alla parte civile), che non vi era stata da parte sua nessuna volontà di sottrarre denaro e che non c'era alcun intento fraudolento. La corte di appello di Firenze, 2ª sezione penale, adesso gli ha dato ragione. Il conosciutissimo avvocato ed ex sindaco di Arcidosso, difeso da Alessandro Risaliti, è stato assolto perché il fatto non sussiste. Statuizioni civili revocate.

Bianchini era finito sotto processo dopo una querela sporta da Santina Nanni, 70 anni, anche lei molto conosciuta sull'Amiata perché vedova dell'imprenditore Sergio. Al centro del caso una causa civile tra Santina e il padre di Marcello, Mario Bianchini (le famiglie sono imparentate) morto nel corso del procedimento (non doversi procedere). Marcello, difensore del padre, avrebbe compiuto atti fraudolenti sul patrimonio di Mario per sottrarsi agli obblighi nati dalla stessa causa civile, conclusa nel marzo 2006 con una condanna. Sempre secondo l'imputazione, Marcello, già nudo proprietario di un locale commerciale (un bar) in affitto a 910 euro, ne avrebbe ottenuto la piena proprietà unitamente ad altri immobili. Punto centrale, l'estinzione per donazione dell'usufrutto di cui era titolare Mario, avvenuta davanti al notaio, il 9 gennaio 2006. La causa era in piedi dal 2000 e riguardava il rilascio dell'immobile e il risarcimento del danno. Secondo la querela, Mario e Marcello non potevano non sapere della causa in corso e la donazione sarebbe quindi stata contraria agli interessi di Santina.

I giudici fiorentini riconoscono che «la tempistica dell'atto induce al sospetto» ma sottolineano anche che «la condotta successiva assunta da Bianchini Marcello porta ad escludere l'esistenza del dolo specifico, posto che aveva dato disposizione affinché venisse versato l'intero ammontare del canone mensile di locazione dell'immobile in favore di Nanni Santina (fatto ampiamente documentato)», fino alla morte di Mario. Questi e il figlio avevano manifestato con una lettera, inviata nel luglio 2006 prima della querela, la volontà di pagare il canone. E la corte nota adesso che, essendo Bianchini avvocato, avrebbe ben potuto consigliare al padre «di rinunciare all'usufrutto e ciò gli avrebbe consentito di evitare qualunque conseguenza penalistica, perseguendo il medesimo scopo». (p.s.)

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