Sicurezza
Maestra indagata per maltrattamenti degli alunni
Niente ricreazione né uscite per andare al bagno, uso di fischietti e forbici sbattute. Otto bambini saranno ascoltati dal giudice
GROSSETO - Niente ricreazione, niente uscita per andare al bagno. Fischietto per richiamare i bambini e forbici sbattute sui banchi. Ragazzi costretti a stare con le braccia alzate e destinatari di strattoni. Ma c'è anche altro nel capo di imputazione provvisorio formulato dalla Procura nei confronti di un'insegnante di scuola elementare della nostra città. Una scuola che non è possibile citare in queste righe per salvaguardare i minori coinvolti. La maestra è indagata per maltrattamenti dopo le segnalazioni che i genitori, esasperati, avevano indirizzato al Garante per l'infanzia della Regione Toscana. Una segnalazione girata l'anno scorso alla Procura che ha aperto un'indagine, ascoltando tutti i genitori dei bambini della classe in cui la maestra ha insegnato, una seconda, ma anche le colleghe e il personale della scuola.
Cinquantasette anni, indagata già in un altro procedimento per fatti analoghi ma avvenuti in altra scuola, la donna si è messa in malattia dal febbraio scorso, dopo essere stata affrontata a brutto muso dai genitori in occasione della consegna delle pagelle. E adesso il giudice delle indagini preliminari Valeria Montesarchio ha fissato per la prossima settimana un incidente probatorio: sarà dato incarico al dottor Romano Fabbrizzi di stabilire l'attendibilità dei bambini, che hanno 8 anni o poco più, e la loro capacità di testimoniare.
I genitori si erano rivolti al Garante regionale all'inizio dell'anno scolastico. Il 7 ottobre dell'anno scorso, il Garante aveva segnalato il caso alla Procura, che aveva dato via alle indagini. I carabinieri avevano ascoltato i genitori: i loro piccoli avevano raccontato a casa di questa maestra che talvolta li lasciava al buio, abbassando le tapparelle dell'aula; che li offendeva per i risultati scolastici se questi erano deludenti; che li obbligava a stare con la testa sul banco per punizione; che li trasferiva in altre classi se erano disubbidienti; che raccontava loro che in classe c'erano delle telecamere e anche un folletto.
Bambini troppo vivaci? Un modo per l'insegnante per "difendersi" dall'aggressività degli scolari? Pure fantasie degli scolari? Il difensore, l’avvocato Michele Mensi, non ha dubbi: «C’è stato un fraintendimento, cioè che è stato contestato non corrisponde a ciò che è avvenuto».
Ma i genitori - che già si erano rivolti alla scuola - avevano confermato ai carabinieri della sezione in Procura i racconti dei loro bimbi, aggiungendo vari particolari: ad esempio anche che talvolta impediva loro di andare al bagno. Dichiarazioni comunque convergenti, come erano convergenti quelle delle colleghe della maestra, che talvolta si erano lamentate per quei fischi che finivano per disturbare le lezioni nelle altre classi, e quelle dei collaboratori scolastici. Agli atti del procedimento anche quelle note disciplinari scritte nei confronti degli alunni e poi cancellate. Un comportamento che sarebbe avvenuto già dai primissimi giorni dell'anno scolastico. E tra le carte ci sono anche i documenti di carattere sanitario-burocratico, con la convocazione dell’insegnante davanti alla commissione medico-legale di fronte alla quale però non si era presentata né aveva inviato la documentazione richiesta. Un iter avviato dalla scuola e finito, come da procedura, con l’archiviazione. Un’archiviazione che i genitori definiscono incomprensibile. «Soffre di gravi patologie - dice il difensore a questo proposito - ma non riconducibili a problemi mentali o comportamentali».
La maestra era comunque rimasta al lavoro. Non era stato deciso, come avvenuto in casi analoghi in Italia, di installare delle telecamere-spia. Il giorno della consegna delle pagelle del primo quadrimestre la contestazione era esplosa: era successo il putiferio, la maestra era stata aggredita verbalmente dai genitori, erano volate parole grosse. Da quel giorno la donna si era assentata dal lavoro per malattia. Adesso è rientrata. A febbraio era sopraggiunto un nuovo esposto dei genitori e i carabinieri li avevano di nuovo sentiti: sempre i soliti fatti, i soliti comportamenti.
Il fascicolo era passato al dottor Marco Nassi, titolare già di un'altra inchiesta per fatti analoghi che sarebbero stati commessi dalla stessa insegnante in un altro plesso della stessa direzione didattica, nel 2011-2012. Il sostituto ha deciso di chiedere l'incidente probatorio per i fatti del 2013-2014, avvertendo i genitori di tutti e 22 i bambini. Ne saranno sentiti solamente 8, ma la difesa ha chiesto l’estensione a tutti e 22.
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