Il Tirreno

Grosseto

Arpat “apre” ai divieti balneari preventivi

di Maurizio Bernardini

Dopo le polemiche dei balneari, l’agenzia accelera sull’ipotesi. Che invece il Comune frena

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GROSSETO. Divieto di balneabilità preventivo in caso di nubifragio: l’Agenzia regionale per la protezione ambientale apre all’ipotesi dell’Associazione balneari che ieri (sulle colonne del Tirreno) ha chiesto una revisione delle procedure legate ai rilievi post acquazzone. Ma il Comune frena: «Sbagliato agire sull’onda emotiva» dice l’assessore al turismo, Luca Ceccarelli.

La novità dell’Arpat arriva in coda a una nota diffusa dall’agenzia per affrontare il caos dei divieti che in questi giorni hanno stravolto la Versilia. Indicazioni che, almeno in alcune parti, possono essere prese per buone pure in Maremma.

Arpat ricorda che le vere soluzioni per risolvere il problema sono di carattere strutturale. Occorre «assicurare che tutti gli scarichi di acque reflue siano convogliati in impianti fognari adeguati» e che tutti gli impianti portino i reflui «a depuratori adeguatamente dimensionati». Insomma, strutture che tengano conto «sia degli effettivi carichi inquinanti (non solo i residenti, ma anche le consistenti presenze temporanee di turisti) e anche delle mutate condizioni climatiche (forti piogge) che incidono sulla portata accettata dagli impianti di depurazione stessa».

La risoluzione della faccenda, per Arpat, è in capo ai sindaci, ovvio, con il contributo di Regione e enti coinvolti. Ma la novità ghiotta, quella che potrebbe cambiare il modo d’intendere il mare per molti turisti e – soprattutto – per molti operatori del settore, arriva dall’apertura di Arpat all’idea degli stop precauzionali. «In vista della stagione 2015 – scrive l’Arpat – appare auspicabile una riflessione sull’opportunità di prevedere divieti di balneazione preventivi, in presenza di forti piogge, tali da poter tutelare al meglio la salute dei bagnanti e avere una durata predefinita ridotta».

Arpat quindi accelera sull’ipotesi, ma l’assessore Ceccarelli frena. «Chiunque dovesse prendere una decisione del genere senza aver fatto una riflessione comune tra Arpat, enti e operatori del settore sbaglierebbe». Se non studiata nei dettagli, rischia di divenire «una scelta errata, nata sull’onda emotiva del momento».

Per l’esponente di giunta la priorità è «tutelare la salute dei cittadini e su questo siamo tutti concordi. Ma attenzione alle ricadute sulle realtà economiche». Poi il nodo più grande: «Quale sarebbe il limite destinato a dettare l’avvio del divieto preventivo? Ecco, credo sia necessario trovare parametri oggettivi, altrimenti il rischio è quello di distruggere un sistema. L’autunno servirà per lavorare su questo».

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