La manifestazione
Un altro indagato per la morte dei sub È un collaboratore
Dà una mano da tempo al titolare del diving, ha 54 anni Monossido anche nelle ultime 23 bombole esaminate
GROSSETO. C’è un secondo indagato nell’inchiesta che deve far luce sul decesso dei tre sub, morti nell’immersione nelle acque delle Formiche di Grosseto il 10 agosto scorso, Fabio Giaimo, 57 anni, di Perugia, Enrico Cioli, 37, e Gianluca Trevani, 36, entrambi di Bastia Umbra.
È Maurizio Agnaletti, collaboratore di Andrea Montrone, il titolare del diving Abc. E’ un frequentatore del diving che da anni dà una mano a Montrone. Cinquantaquattro anni, romano, ma da tempo frequentatore della costa maremmana, avrebbe caricato alcune delle bombole, il giorno prima (cioè il 9). Non è certo il numero delle bombole ricaricate e probabilmente non tutte quelle da lui ricaricate sono state utilizzate il giorno successivo.
L’informazione di garanzia per cooperazione in omicidio colposo gli è stata inviata venerdì, in modo da consentirgli di partecipare in forma appunto garantita agli accertamenti che si sono svolti da lunedì e ieri, tra il porto di Talamone e Grosseto. Gli esami condotti ieri hanno evidenziato la presenza di monossido di carbonio (senza specificarne la quantità) anche nelle residue 23 bombole.
Andiamo per ordine. Lunedì è stato effettuato un sopralluogo sull’imbarcazione Emery Island, sotto sequestro nel porto di Talamone. Il consulente della Procura, l’ingegner Giorgio Chimenti, e gli specialisti delle parti hanno verificato per circa un’ora l’impianto di ricarica presente a bordo. È stato concordato che domani le tubazioni e i filtri saranno smontati per essere trasportati alla ditta Bauer di Vicenza, dove l’11 settembre saranno esaminati anche i due compressori.
Ieri mattina, invece, alla caserma dei vigili del fuoco, sono state verificate le rimanenti 23 bombole (dopo le tre dei sub morti e le tre dei sub che si erano immersi all’Argentarola): è stato l’istruttore sub grossetano Stefano Mazzi a fornire il macchinario. Presenti i consulenti e anche i legali dei due indagati (Riccardo Lottini e Massimiliano Arcioni), è stata rilevata la presenza di monossido di carbonio anche in tutte queste. Il macchinario non ha capacità di misurazione quantitativa, se non grossolana: la tubazione che esce dalla bombola ha due diramazioni che terminano in due macchinari identici ma con diversa taratura o sensibilità. In cinque casi una delle due misurazioni ha dato “0” e l’altra invece un certo quantitativo di monossido di carbonio. Possibile che anche queste bombole siano portate alla Siad di Osio di Bergamo per la verifica del dato quantitativo (cioè delle parti per milione presenti ).
Non è finita. Venerdì prossimo altro appuntamento con le operazioni peritali. Stavolta per la lettura dei grafici dei computer palmari utilizzati per le immersioni. Saranno portati nelle sedi delle ditte costruttrici, a Casarza Ligure e a Rapallo, entrambi in provincia di Genova, che metteranno a disposizione i software per la lettura.
A quel punto nuovo summit per decidere in quale direzione eventualmente portare gli accertamenti, a prescindere dalla verifica del funzionamento dei compressori, quello sulla barca e quello a terra. Un aspetto atteso da più parti, per capire se via sia stato un malfunzionamento dell’apparecchiatura o se il monossido sia entrato nelle bombole in altro modo. Quel monossido che l’autopsia ha riscontrato presente nel sangue dei tre sub morti sotto forma di carbossiemoglobina.
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