Italia
«Migliaia di tonnellate di ceneri di pirite vendute ai cementifici italiani»
Nuova Solmine di nuovo nel mirino degli ambientalisti: «Contengono sostanze cancerogene, vogliono farle passare per materiale da recupero»
GROSSETO. Migliaia di tonnellate di ceneri di pirite contenti arsenico _ cancerogeno di prima classe _ sono state cedute dagli anni Ottanta al 2014 a cementifici di tutta Italia come fossero un prodotto normalmente commerciabile, e non come rifiuto tossico nocivo, dalla Nuova Solmine, azienda chimica della piana di Scarlino. Secondo l'azienda, con tutte le autorizzazioni del caso. Secondo gli ambientalisti del Forum Ambientalista di Grosseto, in barba alle leggi e in particolare a una sentenza della Corte costituzionale che, pronunciandosi su un caso che ha riguardato ceneri di pirite vendute dalla Nuova Solmine al cementificio veneto Veneta Mineraria, ha ribadito quello che, tra le altre cose, la Regione Toscana ha dichiarato fin dal 1986: le ceneri di pirite sono un rifiuto tossico nocivo, pericoloso per la salute, che provoca il cancro. E perciò non possono essere “riciclate” come fossero un materiale di recupero, ma vanno smaltite con precise prescrizioni e accorgimenti per impedire che contaminino l’ambiente e minaccino la salute. «Dove sono andate a finire queste ceneri?», chiede il Forum Ambientalista, che ha denunciato la vicenda questa mattina (mercoledì 3 settembre) nel corso di una conferenza stampa a Grosseto. «Come sono state conservate? Perché le istituzioni locali non se ne occupano? E cosa aspetta la Procura a occuparsene?».
La vicenda. Nuova Solmine ad aprile 2014 ha chiesto al Ministero dell’Ambiente un riesame delle prescrizioni relative alle ceneri di pirite che lo stabilimento ha ereditato dalle lavorazioni minerarie precedenti e che sono stoccate a piè di fabbrica da vent’anni nel cosiddetto “panettone”, che in origine conteneva circa 2 milioni di tonnellate di ceneri di pirite e oggi ne contiene circa 500 tonnellate. «Il Ministero dell’Ambiente ha parzialmente accolto tale richiesta _ spiega Roberto Barocci del Forum Ambientalista _ ma un mese fa ha comunicato all’azienda l’avvio di un nuovo procedimento Aia per l’utilizzo delle ceneri».
Le ragioni della Solmine. Per ottenere l’autorizzazione ministeriale la Nuova Solmine sostiene che le ceneri di pirite non sono rifiuti pericolosi, che pertanto possono godere delle possibilità di recupero senza pericoli per l’ambiente; che possono essere un prodotto liberamente commerciabile; che nel passato «nessuna norma quindi qualificò le ceneri di pirite come un rifiuto del quale il soggetto detentore doveva obbligatoriamente disfarsi»; che contengono «mediamente poche ppm di arsenico...»; che prima del 1997 tale rifiuto era da considerare una materia prima seconda; che il quadro normativo introdotto dal decreto Ronchi del 1997 è stato di totale incertezza, ma che finalmente l’onorevole Matteoli ristabilì la certezza del diritto con il decreto legislativo 152/2006 e che l’ulteriore utilizzo delle ceneri non porterà impatti negativi sull’ambiente e sulla salute dei cittadini.
Le ragioni degli ambientalisti. «Noi _ spiega Barocci _ siamo di parere opposto sulla base di atti e valutazioni analitiche espresse da tutte le istituzioni dello Stato, a partire dalle motivazioni di una sentenza specifica sulle ceneri di pirite emessa dalla Corte costituzionale». Gli ambientalisti smontano punto per punto i dati in base ai quali la Nuova Solmine vuole convincere il ministero a darle la possibilità di considerare le ceneri di pirite come materiale commerciabile.
VIDEO / ROBERTO BAROCCI DEL FORUM AMBIENTALISTA
I progetti di discarica della Nuova Solmine. Che le ceneri di pirite siano da considerarsi rifiuti tossici e nocivi lo dimostra, spiegano gli ambientalisti, la stessa Nuova Solmine che negli anni passato ha presentato ben due progetti di discariche dove stoccarle. Stoccarle, appunto, come rifiuto, e non venderle perché siano riutilizzate come vorrebbe fare oggi. Tra gli enti pubblici che hanno considerato le ceneri rifiuti tossici e nocivi Barocci cita, tra gli altri, la Regione Toscana e il ministero dell’Ambiente che nei primi anni Novanta espressero la compatibilità sul progetto di discarica della Nuova Solmine con prescrizioni a tutela dell’ambiente, definendo le ceneri di pirite di Scarlino «rifiuto tossico nocivo» per l’elevato contenuto di arsenico.
Quanto arsenico c’è nelle ceneri? Per la Nuova Solmine le ceneri contengono «poche ppm (parti per milione, ndr) di arsenico», come scrive nella recente domanda al ministero fatta il 22 aprile 2014. «In realtà _ spiega Barocci _ in ben quattro occasioni l’azienda ha presentato documenti in cui essa stessa certifica che il contenuto di arsenico delle ceneri di pirite è oltre 400 ppm».
Ceneri trasferite in Veneto. Nel 2010 la Corte costituzionale fu chiamata dal Tribunale di Venezia a esprimersi su una vicenda di inquinamento presso l’azienda Veneta Mineraria che aveva accumulato ceneri di pirite, «trasferite _ spiega Barocci _ dalla Nuova Solmine con procedure ritenute illegittime fin dal 2001 dalla relazione di Ct del dottor Sommaruga per conto della Procura della Repubblica di Grosseto». Il trasferimento fu possibile grazie a un comma inserito dall’allora ministro Altero Matteoli nel Testo unico ambientale 156/2006 che definì le ceneri di pirite materia riutilizzabile». La suprema Corte sentenziò che il contenuto di quel comma era in contrasto con i dettati costituzionali poiché «appare in contrasto con il principio secondo cui l’utilizzo di un sottoprodotto deve avvenire senza arrecare pregiudizio per l’ambiente e per la salute».
«Un pericolo documentato». «Ciò nonostante _ spiega Barocci _ la Nuova Solmine sostiene oggi che in tutti questi anni ha ceduto migliaia di tonnellate di ceneri di pirite a diversi cementifici italiani, che normalmente le stoccano a cielo aperto e le fondono assieme ad altri materie prime, allegando contratti di vendita con la società Veneta Mineraria e con la Veneta raw material srl, che è subentrata alla società Veneta Mineraria nella proprietà dei terreni da bonificare, senza precisare che tale azienda è stata oggetto di provvedimenti giudiziari per inquinamento ambientale prodotto dalle stesse ceneri di pirite. Pertanto possiamo affermare che la verifica della pericolosità per la salute e l’ambiente delle ceneri di pirite prodotte a Scarlino, come sottolinea la sentenza della Corte costituzionale numero 28 del 28 gennaio 2010, è ampiamente documentata e dimostrata, oltre che da autorevoli organi tecnici istituzionali, dalle bonifiche oggi legittimamente deliberate e da realizzare su tre luoghi, a carico di coloro che vi hanno depositate le ceneri di piriti: a Scarlino-Follonica, a Montieri sul fiume Merse, a Mestre presso l’azienda Veneta Mineraria. Infine è da sottolineare che anche il Tar Veneto ha rigettato le richieste della società Orinoco, già società Veneta Mineraria spa, tendenti a ottenere dal giudice amministrativo che le ceneri di pirite non fossero considerate dalle pubbliche amministrazioni un rifiuto, riconoscendo la pericolosità delle quantità di Arsenico cedute alle acque meteoriche e alla laguna di Venezia».
«Dov’è la procura». «Questa documentazione _ spiega Barocci _ è in possesso del procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio, che dunque ne è perfettamente informato. Cosa aspetta a tirarla fuori?». Ma ne ha anche per l’assessore regionale all’Ambiente Anna Rita Bramerini e per il presidente della Provincia Leonardo Marras, a capo di enti responsabili del controllo sui rifiuti. «Se la Bramerini e Marras hanno altri punti di riferimento rispetto alla Corte costituzionale – dice Barocci – ce lo dicano. Ci hanno sempre accusati di essere quelli che si curano problemi del loro giardino; noi dimostriamo che a noi interessa la salute di tutto il Paese, e anche di tutto il mondo». Barocci presenterà un esposto alla Procura che trasmetterà anche al ministero dell’Ambiente. «Sulla base di queste inequivocabili fatti – conclude Barocci – noi chiediamo al ministero dell’Ambiente di accertare con quali autorizzazioni è avvenuto lo smaltimento delle ceneri di pirite di Scarlino e, trattandosi della possibile ricaduta nei territori di arsenico, accertato dalla Iarc come uno dei più potenti cancerogeni per l'uomo, chiediamo di verificare le qualità ambientali nelle aree di ricaduta dei fumi scaricati da tali cementifici e nelle acque di scolo dei loro depositi».
Nella foto, Roberto Barocci del Forum Ambientalista durante la conferenza stampa
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
