Il Tirreno

Grosseto

«Voleva annegarlo, aggressione atroce»

di Pierluigi Sposato
«Voleva annegarlo, aggressione atroce»

Le motivazioni della condanna a 3 anni e mezzo della donna che aveva gettato il convivente invalido nella cantina allagata

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ALBINIA. Fu un tentato omicidio, con lesioni, quello nei confronti del convivente, invalido, da lei spinto nella cantina allagata. «L’atrocità dell’aggressione compiuta, l’inizio di esecuzione dell’omicidio, documentata in modo inequivocabile dalla documentazione fotografica in atti, non lascia invero alcun dubbio sulla configurabilità del delitto di tentato omicidio, anche dal punto di vista dell’elemento psicologico».

E per queste motivazioni, adesso disponibili, Gloria Schiano, 44 anni, orbetellana, è stata condannata a 3 anni e mezzo di carcere, più l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. I fatti risalgono al 19 novembre 2012 ed erano avvenuti ad Albinia. Nell’udienza celebrata davanti al giudice Montesarchio, con il rito abbreviato, non è stato però riconosciuto il sequestro di persona, come del resto rilevato dallo stesso sostituto procuratore Marco Nassi: il fatto non sussiste. Non ci sono insomma elementi per sostenere che Schiano abbia privato l’uomo di cinque anni più grande della libertà personale, trascinandolo per cinque metri da dentro casa fino al marciapiede in prossimità della botola di accesso alla cantina sotterranea invasa dall’acqua. Non ci sono perché la Suprema corte in casi analoghi ha escluso il sequestro quando la privazione della libertà è legata al tempo necessario alla consumazione di altri reati.

Ci sono invece tutti gli altri elementi, secondo il giudice, per configurare il tentato omicidio con lesioni, per il quale la donna era stata arrestata dai carabinieri nei pressi di casa (è tornata da tempo in libertà). Sono forniti dall’analisi dello stato dei luoghi ma anche dalle parole del testimone oculare, del resto intervenuto per salvare la vittima (il processo si è svolto con il rito abbreviato)Il teste ha riferito che aveva visto Schiano trascinare l’invalido verso la cantina allagata dall’alluvione che la settimana precedente aveva colpito tutta la piana di Albinia. Il testimone era riuscito a bloccare la Schiano ma la donna aveva reagito lanciando due coltelli da cucina contro il suo convivente (il primo dalla lama di 11 centimetri, il secondo di dimensioni analoghe). Il primo non aveva colpito l’invalido e allora la donna si era precipitata di nuovo in cucina per afferrarne un secondo di dimensioni analoghe. Non era riuscito a lanciarlo, inizialmente, perché il soccorritore si era frapposto, ma lo aveva poi scagliato una volta vinta la resistenza del testimone. La donna gridava «ti ammazzo» al convivente. E la superiorità fisica della donna rispetto alla vittima, invalida al 100 per cento, «rafforza l’idoneità degli atti compiuti per cagionarne il decesso», nota il giudice.

Il motivo futile del litigio per il pagamento di un pranzo non è stato contestato dal pm e quindi sono state concesse le attenuanti.

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