Il Tirreno

Grosseto

Sos Quercia delle Checche: rischia di seccare per un ramo caduto

di Fiora Bonelli
Sos Quercia delle Checche: rischia di seccare per un ramo caduto

Il monumentale albero, tra i più vecchi d’Italia, rischia di seccare per la ferita. Un abitante della val d'Orcia: «Me n’ero accorto e l’ho segnalato, ma il Comune non ha risposto»

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PIENZA. La “Quercia delle Checche”, delle gazze insomma, che lì amano fare i loro nidi, uno degli alberi simbolo dell’Amiata che ha all’incirca 400 anni, censito fra gli alberi monumentali della Toscana, per Ferragosto ha «subito un gravissimo oltraggio, ovvero il distacco, provocato a causa di comportamenti irresponsabili di taluni, di un enorme ramo costituente un terzo della gigantesca pianta».

Così sostengono quelli del gruppo Facebook Sos Quercia delle Checche capitanato da Nicoletta Innocenti che col suo gruppo si propone «di informare la popolazione residente e tutti coloro che amano questo luogo, coordinare azioni ed interventi, sollecitare le istituzioni, vigilare perché vengano svolte solo azioni positive a tutela della pianta, progettare e realizzare una futura pubblicazione interamente dedicata alla quercia delle checche, per il valore storico, botanico e simbolico che questa pianta rappresenta nell’ambito dell’identità culturale della nostra terra».

La grande quercia, che è uno dei 100 alberi più antichi d’Italia è anche sottoposta al vincolo della Soprintendenza di Siena e si trova affacciata sulla provinciale 53 che da Pienza va verso Chianciano, lungo l’antica via Francigena, a un tiro di schioppo dal fiume Orcia. Un luogo di valore storico inestimabile, oltre che ambientale. In tanti la conoscono perché, se fino a qualche decennio fa era nota solo ai contadini che lì sotto facevano la festa delle trebbiatura o ballavano d’estate al luccichio delle lucciole, da qualche anno è diventata patrimonio dell’umanità come la val d’Orcia, appunto ed è meta di visitatori che si fanno immortalare sotto i suoi rami giganteschi.

Leonardo Tistarelli
Nella foto di Leonardo Tistarelli il ramo caduto della Quercia delle Checche

«Il grosso ramo che si sta spezzando – spiega Mauro Buoni che abita lì vicino e che da sempre vigila sul suo benessere – l’avevo segnalato al comune di Pienza già 10 anni fa con varie mail e addirittura una raccomandata. Non ebbi alcuna risposta. È un monumento nazionale ma non viene per niente tutelata. Negli anni ’70 furono giustamente tagliati alcuni rami che sporgevano pericolosamente sulla strada provinciale e per contrasto, la quercia aveva sviluppato le sue fronde dall’altra parte, verso l’Orcia. Un ramo abnorme, ingrossato a dismisura, proprio per il suo peso si è piegato, da allora, fino a terra. Da anni vado chiedendo al Comune di intervenire e di puntellare quel ramo. Adesso che si è spezzato, sarebbe stato opportuno intervenire subito. Occorreva mettere un tutore e circondare la ferita con anelli di ferro. Forse si sarebbe riusciti a salvarlo. Ma lasciata così, anche il tronco si sfilza. A questo punto bisogna tagliare il ramo, disinfettare la ferita e sperare che la quercia reagisca e non muoia. Inutile perdere tempo».

Intanto anche il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha promesso il suo interessamento. Gli oltre mille firmatari della petizione per salvare la pianta centenaria ne sottolineano la valenza simbolica che è poi quella di tutta l’Amiata e dei territori collinari che la circondano.

A molti di questi legano leggende e storie, contadine e nobili, sacre e profane: dalla Cipressa di Sarteano al cipresso di 30 metri di Santa Fiora, dal leccio delle Ripe di Piancastagnaio di nobiltà francescana, al faggio della Contessa di circa 28 metri di altezza, dal castagno della Coppa, unico caso di castagno mastodontico oltre i mille metri, all’olivo della Strega di Magliano, dall’olivone di Semproniano bruciato per colpa di un forsennato e rinato nel nome dell’ambiente e della poesia di Luzi, ai maestosi castagni alti oltre 10 metri di Castell’azzara e Selvena. Misticismo e stregonesco si intrecciano sotto le fronde di alberi emblemi, utili alla sopravvivenza della comunità: olivi, faggi, querce, castagni, cipressi. Così l’eternità dell’albero significa l’eternità della montagna e della sua comunità e ne traccia il disegno identificativo.

Adesso per la quercia delle checche si attendono le decisioni che, si spera, non restino imbrigliate in qualche pastoia burocratica.

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Nella foto, la quercia prima del crollo

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Nella foto di Simone Pellegrini, il ramo spezzato

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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