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Grosseto

«La Regione vuole la morte dell’itticoltura»

«La Regione vuole la morte dell’itticoltura»

Vivarelli Colonna attacca il Piano paesaggistico: nessuno può insegnarci come difendere l’ambiente

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GROSSETO. «Il piano paesaggistico regionale rischia di distruggere una porzione importante del tessuto agricolo rappresentata dagli impianti di acquacoltura e itticoltura di Orbetello e della Diaccia Botrona. Non possiamo permette che il Pit entri nel merito dell’attività agricola, ma si limiti ad individuare le aree agricole, senza avere la pretesa di insegnare agli agricoltori come difendere l’ambiente e il loro secolare mestiere».

Sono parole dure quelle che usa il presidente di Confagricoltura Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna,. Fino al 29 settembre è attesa la fase della raccolta delle osservazioni, ma quanto elaborato a Firenze non piace proprio al presidente Vivarelli. «In particolare - si legge nel piano – vanno tutelati gli elevati valori naturalistici e migliorare lo stato di conservazione del sistema delle aree umide delle depressioni retrodunali ponendo attenzione ai Paduli della Diaccia Botrona, della Trappola e di Pian d’Alma, evitando nelle aree adiacenti le zone umide i processi di intensificazione delle attività agricole che comportano la riduzione della rete di infrastrutturazione ecologica e paesaggistica e l’intenso utilizzo delle risorse idriche e gli apporti inquinanti riducendo gli impatti legati agli impianti di acquacoltura, con particolare riferimento alla Diaccia Botrona, come pure – è scritto ancora nel documento relativamente alla fascia sud - alla riduzione degli impatti legati agli impianti di itticoltura attorno alla Laguna di Orbetello, il miglioramento della compatibilità ecologica dell’attività di pesca, in particolare per le semine e per la gestione delle acque di ingresso al mare».

Vivarelli Colonna ricorda «che noi agricoltori siamo i primi a considerare l’ambiente e il territorio come una risorsa e non come un orpello. Non vorrei mai che dietro tutto questo ci fosse il chiaro intento di far chiudere definitivamente un settore che rappresenta una risorsa come quella dell’acquacoltura e dell’itticoltura o come quello agricolo di Pian d’Alma a vantaggio di una presunta tutela ambientale». Critiche alla presunta pianificazione regionale «su parametri estetici, invece di richiedere e di favorire una agricoltura dinamica, produttiva di reddito e competitiva, capace di creare occupazione e che contribuisca alla salvaguardia e alla tutela del paesaggio e dell’ambiente». Vivarelli si poi soffermato sulle contraddizioni evidenti che si palesano nel piano, visto che quanto elaborato contrasterebbe con il Codice del paesaggio, che all’articolo 149 esclude le attività agropastorali proprio dalla disciplina paesaggistica. «Siamo pronti a dare battaglia senza quartiere – aggiunge il presidente di Confagricoltura Grosseto - per riportare il Piano nei limiti del Codice».

«Ci sono alcune schede - conclude - che rasentano la follia, nel giudicare le attività dell’acquacoltura e dell’itticoltura come minaccia per l’ambiente».

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