Sicurezza
Incubo Tarsu: la tassa arriva due volte
Un’imprenditrice scansanese riceve una multa relativa alla cantina: «Ma lì sono rifiuti speciali per cui pago regolarmente»
SCANSANO. I sentimenti di un cittadino che si sente vessato. La solita dolorosa istoria di linguaggi burocratesi che alla fine ti chiedono solo soldi. La distanza incolmabile con le istituzioni.
La titolare di un’azienda di vino di Scansano, Rossana Garavaglia, è arrivata al limite perché si sente ingiustamente nel mirino. Una storia emblematica che lei stessa racconta. «La questione verte intorno alla richiesta del pagamento di arretrati Tarsu, più relative sanzioni, interessi, eccetera, per rifiuti urbani che io avrei prodotto nella cantina di vinificazione e vendita vino sfuso della mia azienda agricola. I documenti la raccontano molto meglio di me questa faccenda, compresi gli scambi epistolari intercorsi con Andreani Tributi e il sindaco di Scansano (solo da me al sindaco). Preciso che tutto quanto da me contestato al Comune e al concessionario è stato giudicato legittimo da un avvocato in pensione che mi ha dato ragione su tutti i fronti».
Tutto nasce dalla richiesta (una sanzione) del Comune di Scansano di farle pagare la Tarsu sulla cantina. Peccato che per quei rifiuti la signora già paga, essendo rifiuti speciali. Ma non solo: non c’è possibilità di contraddittorio fra Comune e signora, fra ufficio tributi e cittadina. «A luglio, prima di spedire l’ennesima istanza – spiega la signora – mi reco al Consorzio di tutela del Morellino di Scansano per sapere se altri stanno avendo gli stessi problemi e se il Consorzio ha dei consigli su come rispondere alle affermazioni di Andreani Tributi. Mi viene confermato e mi vengono suggeriti il nome di un avvocato e un commercialista a cui potrei rivolgermi. Io ho detto al Consorzio che non voglio pagare un doppio tributo sui medesimi rifiuti speciali come se fossero anche urbani».
Sgomento, smarrimento, impotenza e rabbia: è un crescendo di sentimenti spiacevoli. «Sono laureata in medicina e specializzata in psichiatria – dice – quindi so di cosa parlo e non uso i termini a sproposito. Sgomento di fronte a comunicazioni che sono assolutamente incomprensibili per un non laureato in legge. Sgomento di fronte alle accuse perentorie: “Lei ha omesso” che equivale a una accusa di frode o furto. Una istituzione mi dice che sono una ladra, non vi è alcun dubbio. Smarrimento che nasce dal rendersi conto di non potersi fidare della parola delle istituzioni/autorità. Il Comune è colui che nel mio caso non risponde a due raccomandate circostanziate e a una richiesta di appuntamento. Il Concessionario è colui che non si è peritato di controllare i dati forniti dal Comune; è colui che cita l’articolo 76 del decreto legislativo 507 del 1993 applicando una sanzione doppia rispetto a quanto stabilito dall’articolo citato. Io, cittadino, non posso fidarmi».
Ma c’è anche l’impotenza: «Mi sono recata negli uffici di Andreani sperando di poter discutere nel merito la questione, con dati alla mano. Impossibile: in ufficio da Andreani una gentilissima impiegata raccoglie le mie lamentele, le trascrive e le inoltra. Non vi è possibilità di scambio. Mi sono recata in municipio all’inizio di luglio e ho chiesto un appuntamento con il sindaco: un gentilissimo impiegato comunale raccoglie la mia richiesta, mi chiede un numero di telefono e mi dice che verrò contattata dal sindaco per l’appuntamento. Nulla, il sindaco non mi chiama. Mi informo su cosa posso fare per evitare di mandare l’ennesima raccomandata: mi viene detto che devo rivolgermi alla Commissione tributaria di Grosseto facendomi assistere da un legale. Si noti che in questo caso qualora (e quando) mi venisse data ragione, le spese legali sarebbero comunque a mio carico. Le spese legali saranno almeno 5 volte superiori alla cifra che il Comune mi chiede. Sono arrabbiata perché mi sento in gabbia, perché non vedo una via di uscita, perché il non ricevere udienza mi dice che le mie ragioni di cittadino non sono importanti per chi dovrebbe occuparsi della polis, perché nonostante io abbia speso ore a studiare la questione il mio sindaco non ha 5 minuti per ascoltare le mie ragioni, perché secondo il mio sindaco io ho fraudolentemente omesso una dichiarazione e merito una multa del cento per cento quando la legge dice essere del cinquanta per cento, perché, io cittadino, devo controllare che le cifre richiestemi siano corrette, perché, in definitiva, non posso fidarmi di chi dovrebbe tutelare gli interessi della comunità».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
