La manifestazione
Devastò la chiesa, assolta dal giudice
Incapace di intendere e di volere: aveva distrutto gli arredi di San Salvatore a Istia d’Ombrone
di Pierluigi Sposato
Era entrata nella chiesa gridando "Satana! Satana!". Minuti di follia nella notte di Natale di due anni fa nella chiesa del Salvatore a Istia d'Ombrone: gli arredi sacri erano stati divelti o distrutti e sulla soglia erano rimaste delle macchie di sangue. "Satana! Satana!". E prima che la polizia di stato riuscisse a mettere fine a quella furia erano andati in frantumi alcuni portavasi, il microfono dell'altare e il vetro della porta di ingresso. "Satana! Satana!". E da quel ciclone non si erano salvati né il crocifisso del Seicento né i candelabri. Aveva 39 anni la donna che si era resa autrice della devastazione. Aveva, soprattutto, problemi mentali che si erano scatenati improvvisamente quella sera, anche contro gli agenti intervenuti, che l'avevano trovata davanti alla chiesa, scalza, coperta solo con una tunica bianca. Lei aveva cominciato a saltare sul cofano della Volante dopo averla presa a testate.
La donna, accusata di offese a confessione religiosa ma anche di resistenza a pubblico ufficiale, è stata processata. Ma è stata assolta. Perché riconosciuta dal giudice Marco Mezzaluna come totalmente incapace di intendere e di volere al momento dei fatti (dicembre 2012). Il passaggio clinico era stato indispensabile non solo per provvedere adeguatamente allo stato di salute della donna ma anche per la individuazione del percorso giudiziario. Quando gli agenti erano riusciti a bloccarla (ciascuno dei due aveva riportato lesioni giudicate guaribili in 7 giorni), la donna era stata ricoverata in ospedale, per essere sottoposta ai trattamenti del caso. Successivamente, il dottor Romano Fabbrizzi era stato incaricato di una perizia: lo specialista aveva evidenziato la presenza di un disturbo bipolare. I medici avevano disposto una terapia ritenuta idonea, effettuata dalla paziente a Milano (luogo di sua residenza) ma da lei stessa in seguito interrotta. Secondo la perizia, la donna quella sera aveva sofferto di uno scompenso acuto, che l'aveva portata a scatenarsi nella chiesa di San Salvatore. Successivamente, ma anche al momento della sentenza, i medici che l'hanno seguita hanno evidenziato l'assenza di qualsiasi pericolo e per questo motivo il giudice non ha adottato alcun provvedimento se non quello dell'assoluzione.
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