Attenzione
Partecipate grossetane, conti in rosso
Dopo la stretta del governo Renzi, gli occhi sono puntati su Polo Universitario e Copaim
GROSSETO. Al momento sono due le società partecipate che risultano in rosso nella galassia grossetana delle aziende con capitale pubblico. La Copaim di Albinia, che vanta un prestito partecipativo di Fidi Toscana, risalente a diversi anni fa, e il consorzio del Polo Universitario, finanziato da Comune di Grosseto, Provincia e Camera di commercio.
Il governo Renzi, dopo aver fatto chiarezza sui bilanci, intende mettere mano a quelli che molti, non a torto, considerano dei poltronifici.
Ma i due casi grossetani sono un po’ diversi.
La società agroalimentare Copaim, che ha la sua sede ad Albinia, messa in ginocchio dall’alluvione 2012, nessuno l’ha mai considerata una partecipata. A guidarla è Daniele Lombardelli. Accanto a lui, nel consiglio di amministrazione, con la carica di vicepresidente, siede il figlio dell’ex ad della Fiat, Maurizio Romiti.
L’ultimo bilancio, approvato durante la recente assemblea dei soci, conferma in realtà una tenuta dell’azienda.
«Abbiamo chiuso in perdita, è vero - ha spiegato Lombardelli qualche giorno fa - ma una perdita nell’ordine di quella dell’anno scorso (circa sei milioni di euro), un “meno” coperto con il patrimonio dei soci. D’altra parte la situazione economica non è delle più favorevoli in questo momento ed è stato necessario ricapitalizzare la società per realizzare un piano di investimenti che servirà ad acquistare nuove attrezzature e portare i nostri prodotti su nuovi mercati».
Per la cronaca, nel cda, a rappresentare Fidi Toscana c’è Giovanni Ricciardi.
L’appendice grossetana dell’Università di Siena, il Polo universitario scarl, è invece un pozzo che di soldi pubblici ne ha ingoiati tanti. Fin dal 2009-2010 risultava la partecipata grossetana con la perdita di esercizio più alta, all’epoca quasi due milioni.
Per ripianare il rosso è stato sempre utilizzato il cosiddetto “Fondo di riserva statutario per contributo dei soci».
Il Comune detiene il 5,35% delle quote e vi investe ogni anno, da tempo, 171mila euro di tasca propria, più altri 400mila che venivano erogati dalla Fondazione Mps tramite bandi appositi.
Tra i soci figurano anche la Provincia (186mila euro di contributi più anch'essa altri 400mila versati dalla Fondazione Mps) e la Camera di Commercio (170mila euro).
Negli ultimi due anni Fondazione Mps ha chiuso i rubinetti e un taglio ai contributi l’hanno data anche Camera di Commercio (scesa a 100 mila) e Provincia (90 mila).
Il passivo del 2012 - dal report del Governo - risulta sempre superiore al milione di euro: 1.106.087. Per la cronaca sono stati ridotti i corsi, le docenze, le spese. Diversi dipendenti si trovano in cassa integrazione o fruiscono del contratto di solidarietà.
Ma c’è qualcosa che non quadra nell'elenco delle società con forti passività e squilibri tra perdite e capitale. Lo ammettono, per primi, gli autori dell'indagine: «Il censimento non è aggiornato e molte amministrazioni non sempre ottemperano agli obblighi di trasparenza». Delle Società della salute, per esempio, non si è potuto controllarne i conti.
Qualcuno è rimasto sorpreso anche dall’assenza di Coseca.
Ma c’è una spiegazione. Quest’ultima, se gli ispettori incaricati dal Governo avessero potuto esaminare il bilancio 2013 (e non quello 2012, quando non c’erano perdite), sarebbe sicuramente finita nella lista nera.
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