Sicurezza
Dormitori, latrine, bivacchi La spiaggia che non ti aspetti
Nel retroduna di Marina, a due passi dagli ombrelloni, si accampano i venditori ambulanti I balneari: «In zona colonie il top del degrado. Ogni anno va peggio ma nessuno interviene»
MARINA DI GROSSETO. Non è una novità, forse neanche una notizia. D’estate il retroduna di Marina di Grosseto, dove la pineta è bassa e praticabile, si popola di nuovi inquilini. Bivacchi improvvisati di stranieri, mondezzai e latrine a cielo aperto. In alcuni punti gli extracomunitari riescono a trovare anche un tetto (nelle ex colonie abbandonate) e si fa difficoltà a credere che sia uno scorcio di una ridente stazione balneare italiana. Terra di nessuno, a poche decine di metri dall’ultima fila di ombrelloni, al fianco degli stradelli sabbiosi percorsi dai bagnanti.
Ad accompagnarci in questo viaggio di fine estate, tra le dune che stanno alle spalle del litorale di Marina, sono un paio di titolari di stabilimenti balneari.
«Una situazione simile c’è anche verso Principina a Mare, ma il top del degrado lo si raggiunge qui a Marina, dal bagno dell’Asl verso nord. Abbiamo fatto segnalazioni ai vigili urbani, ai carabinieri e perfino ai forestali. È da maggio che chiediamo controlli, prevenzione. Speravamo in una operazione che scoraggiasse certi insediamenti, magari che si svolgesse senza troppo clamore. Nulla. Ora che la stagione è agli sgoccioli ci riproviamo. Attraverso il giornale. In prospettiva estate 2015. Così non diranno che è mancato il tempo».
Cosa chiedono alle istituzioni? «Che l’anno prossimo non risucceda ciò che è stato tollerato quest’anno, a partire dall’uso delle colonie come dormitorio».
Le foto parlano da sé. Nella pineta ci sono diversi manufatti – tirati su alla meglio con cartone, teli di nylon – in cui da tempo si sono insediati alcuni immigrati che durante il giorno battono la spiaggia provando a vendere la loro merce. Intorno è diventata una discarica di cenci, escrementi, rifiuti. A rischio non c’è soltanto l’immagine turistica, ma anche l’igiene.
«Questa situazione – spiega chi a Marina prova a fare impresa – fa a pugni con le vele, le bandiere e gli sforzi che noi tutti stiamo facendo per tirare fuori le gambe dalla crisi. È uno scempio a due passi dal mare, ogni anno sempre peggio. Vedere le dune ridotte in questo modo fa davvero male».
Una coppia di fiorentini, con due bambini, ospite di un campeggio della zona, passa dagli stradelli che attraversano le dune diverse volte durante la giornata. «Noi lo notiamo di giorno – spiegano – ma crediamo che anche la notte la situazione non sia molto diversa. Dietro le dune ci sono accampamenti di extracomunitari asiatici e nord-africani. In questi mesi gli interventi dei vigili urbani si sono limitati, una tantum, al blitz in spiaggia per la merce contraffatta. Ma quella è l’appendice del problema... Le dune sono ormai vere e proprie discariche a cielo aperto».
«Si parla tanto di turismo – proseguono i due operatori che ci fanno da guida – ma avanti di questo passo rischiamo di parlarne e basta. In molte giornate, in spiaggia, ci sono più venditori di colore che gente a prendere il sole. E speriamo che nel retroduna non ci sia anche qualche altro traffico».
Tutti puntano il dito sui controlli pari a zero. «Così facendo – spiegano i gestori degli stabilimenti balneari – i nostri lungomare diventeranno terra di nessuno. La colpa? L’assenza della politica chiamata a governare. Si avverte persino tra gli ombrelloni».
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