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Grosseto

«Sulla Nuova Solmine abbiamo vigilato»

«Sulla Nuova Solmine abbiamo vigilato»

Regione e Provincia respingono le accuse degli ambientalisti: «Allarmismi fuorvianti e la competenza non è nostra»

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SCARLINO. «La Regione Toscana nell’ambito delle sue competenze ha sempre presidiato la questione della Nuova Solmine con attenzione e puntualità. È stata sempre presente, mai silenziosa». L’assessore regionale all’ambiente Anna Rita Bramerini respinge al mittente le accuse mosse dal Forum Ambientalista riguardo l’inchiesta aperta dalla magistratura di Grosseto sulle emissioni di anidride solforosa e ossidi di azoto dell’azienda di Scarlino.

Il Forum ambientalista, insieme al comitato Beni comuni, ha reso nota due giorni fa la comunicazione inviata dagli ispettori dell’Ispra (per conto del ministero dell’Ambiente) alla procura di ipotesi di reato a carico dell’azienda scarlinese. Gli ispettori a febbraio hanno certificato che la Nuova Solmine non ha adeguato i suoi impianti per ridurre della metà le emissioni di anidride solforosa e ossidi di zinco, come prescritto nell’Aia ad essa rilasciata, ha utilizzato le polveri di pirite (contenenti arsenico, sostanza altamente cancerogena), come fossero un sottoprodotto e non come un rifiuto e non ha ottemperato a tutti i controlli prescritti per gli scarichi nel canale Solmine.

Roberto Barocci, del Forum Ambientalista, ha chiamato in causa la politica e Bramerini che, pur a conoscenza della situazione, hanno taciuto.

«L’Autorizzazione integrata ambientale è gestita e regolata dal ministero dell’Ambiente – si difende l’assessore Bramerini – ma la Regione, che partecipa con un suo rappresentante al Gruppo istruttore della commissione Aia - Ippc ministeriale, ha sempre espresso parere negativo sulle varie richieste di proroga da parte della Solmine, pur consapevole che è un’azienda importante per il nostro territorio, così come si è opposta alla richiesta di gestire le ceneri di pirite come sottoprodotto. Va da sé che in quanto Regione, pur in tempi di crisi abbiamo il compito di stimolare quelle aziende che per il loro processo produttivo hanno impatti particolari sull’ambiente, a mantenere l’equilibrio fra questo e la loro attività di impresa che è naturalmente legata all’occupazione, a maggior ragione se si tratta di aziende la cui presenza riveste un ruolo importante sul territorio».

Per quanto riguarda la questione delle ceneri di pirite – si legge ancora nella nota – la società a maggio 2013 ha presentato al ministero istanza di riesame dell’Aia 2010 per la loro gestione come sottoprodotto. Il gruppo istruttore della commissione Aia ministeriale non l’ha accolta. La società ha comunicato agli enti competenti la sospensione della vendita delle ceneri ai cementifici. Poi ha fornito al ministero nuovi elementi sulla loro gestione e il ministero ha pertanto avviato a luglio 2014 un nuovo procedimento di riesame.

Sulla vicenda intervengono anche il presidente della Provincia Leonardo Marras e l’assessore all’Ambiente Patrizia Siveri. «Da più di tre anni – sottolineano – la Provincia ha al Casone una propria centralina di misurazione delle emissioni a terra i cui risultati sono validati da Arpat, e mai è stato rilevato uno sforamento dei limiti di legge delle sostanze monitorate. Ogni allarmismo rispetto a ricadute sulla salute umana è quindi del tutto fuorviante. Quanto all’Aia ministeriale per la Nuova Solmine, si tratta di una procedura sulla quale la Provincia non ha alcuna titolarità, se non quella di esprimere pareri in sede di conferenza dei servizi presso il ministero, cosa che abbiamo sempre fatto compreso il parere negativo alla richiesta di revisione dell'Aia presentata da Nuova Solmine per ottenere il riconoscimento delle ceneri di pirite come sottoprodotti e non rifiuti. L’Ispra, peraltro, non ci trasmette in via ordinaria le segnalazioni che comunica al ministero dell’Ambiente, che se rileva infrazioni le comunica alla Procura. Questo perché la Provincia non ha titolo ad intervenire su una procedura di competenza ministeriale... A Barocci va riconosciuta la capacità di sollevare con regolarità grandi polveroni mediatici, ai quali però raramente seguono fatti concreti. L’inchiesta della procura è evidentemente ancora in corso; se e quando fossimo chiamati in causa non avremo alcuna difficoltà a intervenire».

Le risposte, però, non soddisfano Barocci. «Le prescrizioni contenute nell’Aia – spiega il portavoce del Forum Ambientalista – prevedono che il gestore comunichi entro il 30 giugno di ogni anno al ministero, all’Ispra, alla Regione, alla Provincia, al Comune, i dati tra gli altri relativi a emissioni in aria, in acqua e ai rifiuti. Quindi gli enti erano a conoscenza di tutto. Ben vengano gli investimenti che la Nuova Solmine dice di aver fatto a giugno per adeguare gli impianti. Ma il fatto che siano avvenuti dopo che la procura ha aperto un fascicolo testimonia che gli enti locali hanno taciuto. E questa strategia non paga».

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