Il Tirreno

Grosseto

Strage nell’ovile, uccise sette pecore

di Fiora Bonelli
Strage nell’ovile, uccise sette pecore

Nuovo attacco alle greggi grossetane: un allevatore di Petricci si allontana per due ore e un canide fa una razzia

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SEMPRONIANO. Altro attacco alle pecore di un’azienda a un chilometro da Petricci (Semproniano). E Continua lo stillicidio di greggi da parte dei predatori.

Ormai da anni e anni, da Manciano a Istia all’Amiata, è un continuo attacco al patrimonio ovino. Le campagne grossetane e amiatine, fra le più vocate alla pastorizia vedono giorno dopo giorno scomparire aziende con gravissimo danno per la tenuta dell’ambiente, sempre più fragile a causa dell’abbandono delle campagne e dei pascoli. I pastori non ne possono più.

Questa volta è toccato a Petricci, all’azienda Caese di Rino Caesi. Ed è la quinta volta che il sessantenne pastore vede il suo gregge straziato dai predatori.

Mercoledì mattina, alle 9, Rino ha lasciato le pecore a dormire sul pascolo e si è allontanato un paio d’ore. Il predatore le ha prese mentre dormivano, come racconta Rino.

«Tre – spiega – me le ha mangiate a metà e tre le ha ferite a morte. Stanno morendo in questo momento. Non so che fine abbia fatto un’altra pecora sparita dal gregge. Credo che non sia stato un solo predatore, ma un branco. Hanno fatto un bello scempio. A guardarle mi si stringe il cuore, sofferenze bestiali per loro. E qui si prova compassione solo per i lupi. Ma le pecore? Le pecore non sono un hobby, come il lupo lo è per qualcuno. Per un simil-lupo sono venuti anche con gli elicotteri, Evidentemente non tutti gli animali sono uguali».

Caesi sottolinea anche che fino a pochi anni fa la zona di Petricci era un pascolo con decine e decine di floride aziende di allevamento- «Oggi c’è il deserto – dice – e anche io ho solo un gregge di 150 capi che per cinque aggressioni subite si è ridotto di molto. E penso che potrei anche dichiarare forfait. D’altra parte qui non ci aiuta nessuno. Mi spiace per il caseificio di Roccalbegna che vedrà diminuire ancora di più l'apporto di latte. Ma ormai siamo diventati un manipolo. Si resiste a stento, abbandonati dalle istituzioni».

Dalla Coldiretti arriva la solidarietà all’ennesimo strazio di pecore, occasione per fare anche altre considerazioni sul declino delle campagne grossetane. Il direttore Francesco Viaggi è perentorio e considera pure la preoccupazione per l’incolumità dell’uomo: «Gli agricoltori si sono ridotti a fare ronde notturne. Per difendersi dai ladri e di giorno, se sono allevatori, per difendere il proprio gregge dai predatori. Temo il crollo definitivo del comparto zootecnico. Ormai vivere in campagna è diventato un incubo, afferma Francesco Viaggi, tutto per l’assenza di uno Stato che non può garantire né sicurezza né legalità».

Anche la Cia esprime la propria solidarietà all’allevatore e a tutto il comparto attraverso le parole di Enrico Rabazzi, vicepresidente Cia Toscana e presidente Cia Grosseto. «Per l’uccisione del lupo si sono mossi tutti, in primis gli animalisti con tanto di taglia a chi forniva notizie sui responsabili ma la morte di una pecora, anzi di 7 pecore non “frutta” come quella di un lupo e allora nessuno si espone. Noi invece lo facciamo e lo facciamo con una forza 7 volte superiore perché per noi gli animali sono tutti uguali e non lo sono in funzione della loro “convenienza mediatica”».

Rabazzi sostiene che «uccidere il lupo, sbagliando gravemente, è un disperato gesto dimostrativo, una richiesta di aiuto» e i pastori sono ormai «una razza in estinzione».

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