Il Tirreno

Grosseto

si era finto ristoratore

Compra 700 bottiglie con un assegno fasullo

SASSO D’OMBRONE. «Sono il titolare del ristorante I Sassi di Sasso d’Ombrone. Avrei bisogno di 600 bottiglie di vino. Posso pagare con questo assegno?». L’assegno (4.573 euro) era stato accettato ma...

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SASSO D’OMBRONE. «Sono il titolare del ristorante I Sassi di Sasso d’Ombrone. Avrei bisogno di 600 bottiglie di vino. Posso pagare con questo assegno?». L’assegno (4.573 euro) era stato accettato ma la responsabile dell’azienda agricola aveva avuto qualche sospetto. Confermato poco dopo da una telefonata fatta in banca e dopo aver constatato che quel ristorante lì non c’era: la firma di traenza non corrispondeva alla persona titolare del conto. Ma ormai era tardi e il presunto ristoratore di Sasso d’Ombrone si era allontanato con la merce. Alla responsabile non era rimasto che sporgere denuncia. Era l’ottobre 2011.

Nei guai era finito Giuseppe Franchi, 75 anni, originario di Follonica. Processato per truffa, è stato condannato a 8 mesi e 200 euro di multa. L’accusa aveva chiesto 6 mesi e 60 euro. Il giudice Marco Mezzaluna, ricostruito lo sviluppo della vicenda, ha evidenziato nelle motivazioni l’abile messa in scena. Perché Franchi, che aveva fornito anche la partita Iva del ristorante di cui diceva di essere proprietario, era riuscito a spuntare anche 60 bottiglie gratis - sempre di vermentino, dopo aver acquistato anche 30 bottiglie di grappa. In tutto quasi 700 bottiglie caricate sulla stessa auto sulla quale Franchi era giunto nell’azienda agricola di Montemassi e sulla quale si era allontanato dopo aver consegnato l’assegno.

Il dibattimento ha fatto luce anche sulla provenienza di questo assegno. Le indagini erano risalite alla titolare, una donna che abitava a Poggibonsi e che aveva lasciato la casa dopo essersi separata dal marito, un anno prima. Tra le varie cose lasciate lì anche il libretto di assegni, tutti “non trasferibili”. La donna li aveva lasciati, veva spiegato, anche perché inutilizzabili da altri. Il carnet era stato trovato casualmente dalla figlia, che aveva chiesto istruzioni ai genitori: entrambi le avevano detto di gettare via quegli assegni. Ma il carnet era stato semplicemente buttato via, senza essere fatto a pezzi. Un giro più o meno lungo aveva finito per far avere quell’assegno a Franchi che, nota il giudice, ne aveva poi fatto uso per l’acquisto delle quasi 700 bottiglie tra vino e grappa.

Pierluigi Sposato

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