Il Tirreno

Grosseto

federcaccia e atc: monaci replica

«Accuse senza senso Io sempre corretto»

di Gabriele Baldanzi
«Accuse senza senso Io sempre corretto»

GROSSETO. Da cacciatore a bersaglio. Luciano Monaci non ci sta e replica agli agricoltori e a chi ne contesta il doppio ruolo di presidente di Federcaccia e Atc 7. «Non mi interessa se è fuoco amico...

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GROSSETO. Da cacciatore a bersaglio. Luciano Monaci non ci sta e replica agli agricoltori e a chi ne contesta il doppio ruolo di presidente di Federcaccia e Atc 7. «Non mi interessa se è fuoco amico o nemico, mi preme chiarire. E in questo momento lo faccio da presidente di Federcaccia, poi ci sarà anche la risposta del Comitato Atc7».

Uomo che ha fatto del basso profilo una bandiera, Monaci si ritrova di colpo sotto i riflettori. «Non riesco a capire perché in Maremma un’associazione come Federcaccia, che rappresenta oltre il 50% di cacciatori, deve essere attaccata ogni qual volta ottiene un posto nella gestione degli ambiti territoriali. Abbiamo semplicemente ottenuto parità di diritti, dopo averla rincorsa per quasi vent’ anni».

Secondo Monaci il problema non sono i danni alle colture agricole, pagati al 100% anticipando addirittura le liquidazioni con risorse dell'Atc. «Mi si accusa di cose che non stanno né in cielo né in terra: i bandi per i miglioramenti ambientali e la prevenzione dei danni sono tutti finanziati, le zone di rispetto venatorio tutte in piena efficienza e con selvaggina immessa, le zone di ripopolamento e cattura, pur prive di convenzione per la gestione, sono monitorate e ben gestite dalle commissioni e controllate dall'Atc 7. È vero, quelle che non hanno certe caratteristiche e servono solo a impedire il libero accesso ai fondi hanno meno attenzioni e ci si investono meno risorse. Ma la ragione è semplice: cerchiamo di sprecare meno soldi possibile».

Secondo Monaci «l’Atc 7 ha superato qualsiasi previsione di contenimento e abbattimento di cinghiali a salvaguardia delle produzioni agricole con oltre 200 interventi, che di gran lunga superano quelli del passato, eseguiti da centinaia di cacciatori, volontari, senza alcun rimborso».

Riguardo al risarcimento dei danni nella fascia dei 200 metri di distanza da istituti pubblici e privati (che non hanno rispettato piani o non hanno un piano di gestione per il contenimento dei danni all’interno), il presidente tiene la posizione: «Pagare noi avrebbe significato fare un torto a chi rispetta le regole. Noi non si premiano i furbetti».

La questione economica è centrale. «Le risorse diminuiscono - dice Monaci - e dobbiamo ringraziare chi ci ha preceduto, dimostrandosi lungimirante e capace di mettere via un tesoretto; quello che oggi ci consente appunto di far fronte al pagamento di tutti i danni all’agricoltura. Capisco l’attuale difficoltà del mondo agricolo, credo che sarà possibile chiarire tutto e presto visto che l’interesse comune è disegnare una strada che porti alla gestione del territorio nel rispetto di tutte le categorie, cercando di far quadrare i bilanci».

«Il mio doppio ruolo - conclude Monaci - sarà ben presto chiarito e risolto, in attesa di far prendere corpo alla nuova Confederazione dei cacciatori toscani, anche se mi sembra di poter affermare che la correttezza è sempre stata priorità nel mio agire. I mal di pancia in Federcaccia dipendono solo da sporadici casi. Non gestibili. La mia ri-elezione a presidente è avvenuta infatti per acclamazione e ritengo che le lamentele provengano da una sottosezione Federcaccia, dove le scelte del passato hanno visto scomparire la locale squadra di cinghialai con parte del suo territorio (il riferimento è a Pomonte, ndr). Lamentarsi sui giornali serve a prestare il fianco a chi ha ben altri interessi. Lavorerò per recuperare la serenità, a partire dagli amici oggi arrabbiati».

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