La manifestazione
«Niente processo per gli autovelox»
Il giudice respinge l’ipotesi di soppressione volontaria dei fotogrammi mancanti da parte della polizia municipale
CAMPAGNATICO. Non si farà il processo a Luciano Duchini (responsabile della polizia municipale), Marco Battaglia e Roberto Trovò (agenti), sospettati di aver aver distrutto o nascosto alcuni fotogrammi degli autovelox posizionati tra il 2007, 2008 e 2009 dal Comune di Campagnatico sulla Grosseto-Siena, magari per favorire qualche conoscente o "big". Il gup Marco Bilisari ha dichiarato il non doversi procedere nei loro confronti perché il fatto non sussiste.
«Non siamo in presenza di fonti di prova aperte a una molteplicità e alternatività di soluzioni ma piuttosto ci troviamo in una situazione di insufficienza degli elementi acquisiti», scrive il giudice nelle motivazioni adesso depositate. In poche parole, non ci sono i presupposti per far concludere che vi sia un'ipotesi di distruzione volontaria dei fotogrammi, come aveva fatto presupporre la mancanza di alcuni di questi dalle serie consecutive acquisite dalla polizia stradale che aveva seguito le indagini. Potrebbe essere dovuta, secondo il giudice, a «un momentaneo malfunzionamento dell'apparecchio (così da far saltare un numero) ovvero più probabilmente a un fortuito smarrimento, considerato l'elevatissimo numero delle foto e il lasso di tempo trascorso tra l'indagine e l'accertamento delle violazioni». Il giudice non esclude che possa trattarsi di foto «legittimamente scartate, perché malriuscite, ed essere successivamente andate perdute». Molte delle buste erano chiuse alla meglio, altre erano state lasciate aperte. Servirebbe una "prova diabolica" per provare l'esistenza di una giustificazione valida alla mancata redazione del verbale. Mancano poche decine di fotogrammi (4 quelli contestati a Duchini, 11 quelli a Battaglia, 8 quelli a Trovò) su migliaia. Non si conosce il nome «di almeno una delle persone colte in infrazione ed eventualmente beneficiate o si abbiano delle testimonianze che riferiscano almeno su qualcuno degli episodi che si sono ipotizzati».
E se le multe per i residenti dovessero realmente essere in misura irrisoria rispetto al complesso, ciò è facilmente spiegabile «con l'ovvia considerazione che gli stessi, probabilmente, proprio perché del luogo, ben conoscevano il punto dove si collocavano gli agenti o con il fatto che la strada è frequentata in misura sicuramente maggiore da non residenti».
Il dottor Bilisari, nell'analisi degli elementi forniti dall'accusa, è del parere che - se anche Duchini avesse distrutto dei negativi dopo essere venuto a conoscenza delle indagini - ciò non sarebbe sufficiente a provare la sussistenza del reato, perché questo suo ipotetico comportamento potrebbe «trovare la sua giustificazione, almeno soggettiva, nell'esigenza di garantire la riservatezza dei dati personali o di mettere al riparo i locali dal rischio di incendio».
Anche l’impiegata comunale addetta all’inserimento delle targhe dei veicoli fotografati dall’autovelox ha del resto spiegato di non aver mai visto gli imputati distruggere delle foto in sua presenza.
Il giudice ha quindi respinto la richiesta di processo avanzata dal pm Marco Nassi. Difese Simona Brizzi (che aveva sollecitato un’eventuale dichiarazione per prescrizione del reato), Claudio Marconi e Mario Tamberi.
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