Attenzione
Monaci sotto il tiro degli agricoltori e della Federcaccia
Critiche al presidente delle doppiette e dell’Atc 7 per il metodo di lavoro e le troppe decisioni non prese
GROSSETO. Luciano Monaci da quasi due anni è al vertice dell'Atc 7, il comitato di gestione che si occupa dei territori destinati alla caccia nell'area grossetano-amiatina. Ma Monaci (in quota Pd) è anche il presidente di Federcaccia, confermato di recente per altri due anni, in attesa che nasca - anche a livello provinciale - la confederazione dei cacciatori (Fidc, Arci e Anuu migratoristi). Nelle ultime settimane, da più parti, Monaci viene strattonato e messo in discussione. Contro di lui le associazioni agricole, per le scelte compiute nelle vesti di presidente dell'Atc 7, ma anche alcune sezioni della stessa Fidc, che hanno scritto perfino ai vertici regionali e nazionali per disconoscerne l'operato; infine la fronda politica, che nasce a Palazzo Aldobrandeschi, proprio laddove era maturata, non senza fatica, la sua candidatura, la prima volta di un membro Federcaccia alla guida dei contestati Atc.
Nei giorni scorsi gli agricoltori (Cia, Coldiretti e Confagricoltura) hanno inviato una nota ai membri del Comitato Atc 7 e al presidente della Provincia Marras in cui si lamentano, in premessa, i danni patiti a causa degli ungulati. Parole durissime: «la situazione si è aggravata in seguito all’incapacità di dialogo dell'ente di gestione (l'Atc 7), che malgrado le incessanti e ripetute segnalazioni non svolge un’adeguata azione di controllo, prevenzione e coordinamento». Il problema sarebbe il metodo di lavoro di Monaci e del Comitato: «che si priva arbitrariamente del contributo e della fattiva collaborazione del mondo agricolo».
Poi gli agricoltori entrano nel merito: «Negli ultimi due anni è scomparsa la programmazione. L'Atc ha in cassa oltre un milione di euro di cui 600 mila non impegnati. Non solo. Si è scelto di non pagare i danni agli agricoltori nella fascia dei 200 metri dai confini di istituti pubblici e privati, dimenticando che le disposizioni normative in materia (la legge regionale 2/2010 articolo 28 ter) dicono una cosa diversa. Andrebbe, per esempio, verificato se è quali istituti hanno avviato programmi di gestione e controllo degli ungulati. E infine Monaci ci dovrebbe spiegare la mancata progettualità gestionale riguardo a Zrc e Zrv di competenza e perché i proprietari dei fondi agricoli non vengono mai informati e coinvolti». Infine Cia, Coldiretti e Confagricoltura evidenziano il doppio ruolo di Monaci: «E' vero, il suo incarico nell'Atc 7 è legittimo, non si profila incompatibilità ma restano dubbi sulla terzietà del suo ruolo. Vogliamo al più presto un incontro. Bisogna cambiare registro su più fronti«.
E qualche problemino Monaci ce l'avrebbe anche in Federcaccia. C'erano degli accordi su un suo passo indietro, che poi - pare - non sono stati rispettati. Alcune sezioni territoriali sono sul sentiero di guerra, si registrano migrazioni sotto altre sigle. Eppure il presidente è stato rinnovato di recente, ricevendo un mandato ben preciso - al pari dei colleghi delle altre province: quello di traghettare Federcaccia in Maremma nella nascente Confederazione. Moreno Periccioli è dalla sua parte. Monaci, però, è diventato di colpo ingombrante. «Si è messo contro tutti, compresi i cacciatori e la Provincia» – soffiano i maligni. E in effetti qualche coltellata arriva anche dai membri del suo Comitato Atc, persone che lo hanno sempre sostenuto: «Abbiamo preso una strada che non porta da nessuna parte: non decidiamo, scansiamo le questioni spinose, le assunzioni di responsabilità sono sempre al ribasso. Le associazioni agricole non hanno mica torto...».
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