Il Tirreno

Grosseto

Il ministero al pm: emissioni fuori legge

di Francesca Ferri
Il ministero al pm: emissioni fuori legge

Per gli ispettori Ispra in 7 anni la Nuova Solmine non ha adeguato gli impianti per abbattere i veleni. Aperta un’inchiesta

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SCARLINO. Emissioni di anidride solforosa in atmosfera in quantità doppie rispetto ai limiti di legge, mancato adeguamento degli impianti per abbattere le emissioni, gestione delle ceneri di pirite come sottoprodotto anziché come rifiuto. Dal 2007 la Nuova Solmine spa di Scarlino non rispetta le norme anti inquinamento previste dalla normativa europea per le industrie produttrici di materiali pericolosi e, dopo l’ennesima richiesta di proroga, finisce segnalata alla Procura della Repubblica di Grosseto.

Una segnalazione che arriva niente meno che dagli ispettori dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale del ministero dell’Ambiente e che rischia di provocare un terremoto senza precedenti nella piana di Scarlino. I primi effetti li ha già avuti intanto in Procura, da dove confermano che sul caso è stata aperta un’inchiesta.

La comunicazione alla Procura risale al marzo 2014 ma è stata resa noti ieri dal Forum Ambientalista e dal Comitato Beni Comuni di Grosseto nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta nel capoluogo maremmano e ha visto partecipare tra il pubblico i comitati locali, i parlamentari Monica Faenzi (Forza Italia), consigliere d’opposizione a Scarlino, e Massimo Artini (M5s), il sindacalista Stefano Corsini (Usb). In questi mesi Barocci ha passato al setaccio la documentazione sulla Nuova Solmine e che si trova sul sito del ministero. Ecco cosa è successo.

Nel 2006 l’Italia, con decreto legislativo 152, recepisce una direttiva europea di dieci anni prima che prevede che le industrie produttrici di sostanze potenzialmente pericolose siano sottoposte, alla scadenza delle autorizzazioni, a una nuova Aia e a nuovi controlli da parte del ministero. «Il ministero – spiega Barocci – si avvale della Direzione generale e degli ispettori dell’Ispra per verificare la conformità degli impianti autorizzati e il rispetto delle prescrizioni emanate con decreto dallo stesso ministro in occasione del rilascio delle autorizzazioni».

Non è raro che le autorizzazioni siano rilasciate con delle prescrizioni per dare tempo alle aziende di adeguarsi e fare le modifiche che le mettono in regola con le nuove norme. «Questa pratica – spiega Barocci – si può accettare solo se le prescrizioni riguardano adeguamenti impiantistici marginali e solo se gli impianti in esercizio non minacciano la salute pubblica e l’ambiente. Purtroppo non sempre questo avviene». E non è avvenuto nel caso della Nuova Solmine.

Il 30 marzo 2007 l’azienda avvia le pratiche al ministero dell’Ambiente per ottenere l’Autorizzazione integrata ambientale. Al ministero si costituisce un gruppo istruttore, tra i cui membri vi sono anche Mario Romanelli della Regione, Patrizia Bernardini per la Provincia e Roberto Micci del Comune di Scarlino. I lavori vanno a rilento e per 3 anni l’azienda, in attesa dell’Aia, continua a operare grazie a proroghe che chiede al ministero e che puntualmente ottiene.

L’Aia arriva a dicembre 2010. La firma in calce è quella dell’allora ministro Stefania Prestigiacomo, che rilascia alla Nuova Solmine un’autorizzazione condizionata a patto che l’azienda faccia alcuni adeguamenti agli impianti di lì a 24 mesi. Le prescrizioni sono una ventina e prevedono che la Nuova Solmine si doti delle migliori tecnologie possibili per dimezzare entro due anni, ma con un progetto esecutivo da presentare entro sei mesi dal rilascio dell’Aia, le emissioni di anidride solforosa – che in presenza di umidità atmosferica si trasforma in acido solforico – da 1.200 mg/Nm³ a 680 mg/Nm³ come media giornaliera, e ossido di azoto da 300 mg/Nm³ a 120 mg/Nm³ come media giornaliera. L’azienda deve anche prevedere un piano di monitoraggio del canale Solmine per diversi parametri chimico fisici e un sistema di monitoraggio della tossicità mediante organismi bioindicatori. Deve infine adottare precise prescrizioni sul deposito temporaneo dei rifiuti, le polveri di pirite. «Il ministero – spiega Barocci – indica alla Nuova Solmine anche cinque tecnologie usate in Europa che abbattono la metà delle emissioni rispetto a quelle da lei prodotte».

Dal 4 al 6 febbraio 2014 gli ispettori di Ispra e Arpat effettuano il controllo ordinario alla Nuova Solmine per verificare che le prescrizioni siano state ottemperate. E scoprono che non lo sono state. Così a marzo il responsabile del Servizio interdipartimentale per l’indirizzo, il coordinamento e il controllo delle attività ispettive dell’Ispra invia alla Procura e all’Arpat l’esito del controllo.

«Il gestore – si legge nel documento – ha continuato nel corse del tempo a utilizzare le ceneri di pirite in regime di sottoprodotto difformemente da quanto indicato nel decreto di Aia che invece le annovera tra i rifiuti destinati all’attività di recupero». Non solo. «Nel corso del 2013 le ceneri di pirite sono state inviate presso diversi cementifici ubicati sul territorio nazionale». L’Ispra elenca anche tutte le violazioni del decreto legislativo 152.

Non va meglio per le prescrizioni sulle emissioni che dovevano essere dimezzate entro il 9 febbraio 2013. «Tale adeguamento – scrive l’Ispra – non è stato conseguito e il gestore ha esercito gli impianti nel rispetto dei primi valori limite, ovvero quelli meno restrittivi». La Nuova Solmine ha chiesto ulteriori proroghe rispettivamente di 4 e 5 anni per abbattere le due emissioni. Ma a maggio il ministero le comunica che sono state chieste «senza fornire un programma di adeguamento ai limiti prescritti» e comunicando «attività di studio e non una scelta tecnica definitiva». Certifica quindi che «l’istanza non può essere accolta».

«A questo punto il ministero avrebbe potuto ritirare l’autorizzazione in autotutela – spiega Barocci – ma non l’ha fatto. Ha però inviato le ipotesi di reato alla Procura. Purtroppo ancora una volta la politica latita e la magistratura penale è chiamata impropriamente a surrogare le mancate decisioni degli amministratori che comporterà consistenti rischi sia per l’occupazione che per l’ambiente». Forum Ambientalista e Comitato Beni comuni chiedono dunque agli organi locali di controllo, Asl e Arpat, di pubblicare tutti i dati relativi al Piano di monitoraggio e controllo prescritti alla Nuova Solmine.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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