Il Tirreno

Grosseto

Monossido nelle bombole dei sub 400 volte il quantitativo tollerato

di Pierluigi Sposato
Monossido nelle bombole dei sub 400 volte il quantitativo tollerato

I dati della consulenza nei laboratori del Siad: c’erano da 1.600 a 2.400 parti per milione di gas Domani esami sulle restanti apparecchiature. La Procura estende gli accertamenti per altri malori

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GROSSETO. Nelle bombole dei tre sub rimasti uccisi nell’immersione del 10 agosto alle Formiche di Grosseto c’era monossido di carbonio pari a cento volte il quantitativo tollerato dall’essere umano a quota zero sul livello del mare.

È questo il dato emerso dagli esami condotti la scorsa settimana dal consulente nominato dalla Procura, l’ingegner dei vigili del fuoco Giorgio Chimenti, nei laboratorio del Siad di Osio (Bergamo). Per la precisione, in una bombola c’erano 1.600 parti per milione, nella seconda 2.150, nella terza 2.400. L’uomo nei tollera fino a 25. Ma a una profondità di trenta metri sott’acqua, il quantitativo precipita a 6,3 parti. Dunque, in almeno una delle bombole c’era monossido di carbonio per 400 volte il tollerato. Errato invece, fanno notare i tecnici, parlare di “consentito”, perché nelle bombole monossido di carbonio non deve essercene affatto né esistono normative che prevedano eccezioni. L’uomo però può tollerarne una quantità: 25, appunto.

Novanta è invece la percentuale di carbossiemoglobina presente nel sangue, così come rilevato dagli esami tossicologici disposti dalla Procura in sede di autopsia sulle salme di Fabio Giaimo, 57 anni, di Perugia, Enrico Cioli, 37, e Gianluca Trevani, 36, entrambi di Bastia Umbra. Come a dire che il sangue era sostanzialmente e quasi integralmente saturo di sostanza velenosa, scaturita dall’inalazione del monossido.

Completato l’esame delle prime tre bombole, adesso l’attenzione della Procura si sposta sulle altre, sequestrate agli altri componenti del gruppo che era partito con il diving Abc e che non avevano accusato malori. Saranno effettuati domani, se non ci saranno cambiamenti dell’ultim’ora, come deciso in ambito di consulenza.

Intanto il pm Stefano Pizza ha dato ieri incarico per l’esame del compressore (sarà effettuato alla Bauer di Arcugnano, Vicenza) e di tutte le altre apparecchiature sequestrate ai componenti del gruppo. Ma gli accertamenti saranno estesi anche ai tre subacquei che quello stesso giorno si erano sentiti male dopo essersi immersi nel mare dell’Argentario. Sarà verificato anche il contenuto delle loro bombole per capire se vi siano analogie con quanto emerso dai risultati per i sub che si erano immersi alle Formiche.

Un lavoro a tutto campo per far luce sulla tragedia, per la quale è indagato il titolare del diving, Andrea Montrone, con l’ipotesi di omicidio colposo plurimo. La Procura, oltre a pretendere uno screening completo delle attrezzature impiegate quella mattina, è alla ricerca della dinamica che ha portato all’introduzione del monossido di carbonio all’interno delle bombole.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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