Sicurezza
Borghi vietò i videopoker, ma il Tar condannò il Comune
Nell'agosto del 2010 il sindaco Massimo Borghi (centrosinistra) emette un’ordinanza per fronteggiare la dipendenza dal gioco d’azzardo. Intende limitare la presenza di videopoker sul...
GAVORRANO. Agosto 2010, Gavorrano: il sindaco Massimo Borghi (centrosinistra) emette un’ordinanza per fronteggiare la dipendenza dal gioco d’azzardo. Intende limitare la presenza di videopoker sul territorio comunale. Ne seguono aspre polemiche, battute al vetriolo e divisioni nella stessa maggioranza di governo. Dopo appena tre mesi, un ricorso presentato da un esercente al Tribunale amministrativo regionale dà il suo responso: atto sospeso e Comune condannato a risarcire.
Ma oggi, a distanza di quattro anni esatti, il due volte sindaco di Gavorrano, l’uomo che ha diviso il paese tra favorevoli e contrari, non molla. «Rifarei tutto. Sono orgoglioso di quel provvedimento». Borghi sta seguendo la campagna del nostro giornale e non ha perso il piglio sull’argomento: «Oggi le slot possono essere messe ovunque, anche dentro l’asilo nido. Ed è una cosa intollerabile. Fa piacere che ci sia un movimento che sta crescendo e che ci sia sempre più sensibilità riguardo questo problema. Ma la battaglia è ancora lunga». Borghi ricorda come quattro anni fa, nel pieno della bufera gavorranese, molti sindaci non intervennero. «Anzi, quando ho iniziato mi sono preso del bischero da tutti. Ora invece addirittura ci sono Regioni che chiedono al Parlamento di muoversi con normative ad hoc». Anche perché le ordinanze - visto il giudizio del Tar - non bastano. «Ero stato contattato da tantissima gente, famiglie disperate per quel che succedeva a causa dei videopoker. Serviva un segnale. L’istituzione doveva far vedere che era con loro: feci un intervento d’impeto. Più di cuore che di testa». Una scelta che ha avuto forti ripercussioni. «Alla fine l’ho pagata. Da lì sono nati molti problemi». Ma una cosa è sicura: Borghi quella scelta la rifarebbe. «Ne sono orgoglioso. Sono in pace con la mia coscienza».(m.b.)
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