Sicurezza
«Allagati sotto 80 centimetri di melma»
Protestano con il Comune gli abitanti tra via Segni e via Harris: la strada è in discesa per centinaia di metri
GROSSETO. C’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra... No, nessun richiamo all’Anno che verrà del mitico Lucio Dalla, bensì la (triste) realtà che devono sopportare decine di grossetani che cercano, dal 2012, di difendersi dalla furia dell’acqua. Ottanta centimetri di melma: un mare di sporcizia che invade la parte inferiore e i garage di 17 appartamenti.
È stato un sabato da paura quello vissuto la scorsa settimana in via Paul Harris. Ma quel che è peggio è che tutto – o quasi - poteva essere evitato. A questo punto la gente è stufa, tanto che minaccia di rivolgersi a un legale. Sì, perché che da quelle parti ci sia un problema enorme lo si sa da un paio di anni. Novembre 2012: l’alluvione mette in ginocchio la parte meridionale della Maremma. Tanti i danni pure a Grosseto. E tra le case allagate ci sono proprio quelle colpite tre giorni fa. L’esperienza, insomma, non è servita a nulla.
Così come a nulla pare siano servite le continue lamentele dei residenti della zona, gente che garantisce d’aver provato decine di volte a strappare qualche soluzione dal Comune e che, invece, s’è dovuta accontentare delle promesse e dei buoni propositi. Ma con questi non si tengono all'sciutto gli appartamenti. C’è chi richiama più volte il nome del vice sindaco Paolo Borghi e chi dice d’essersi mosso con il sindaco Emilio Bonifazi, contattato tramite email. «Oltre alle continue telefonate – spiega uno dei residenti - sono andato all’ufficio lavori pubblici tre volte al mese per un paio d'anni. Ma non è cambiato nulla». Perché i lavori pubblici? «Perché ogni volta che piove tremiamo: via Antonio Segni è in pendenza per centinaia di metri. L’acqua s’incanala lungo quell’arteria e arriva alla curva dove sono le nostre abitazioni. Case che sono state costruite a un livello più basso».
La soluzione, almeno a sentire i residenti, ci sarebbe. E sarebbe pure economica. «Basterebbe mettere una piccola protezione nella curva che dà su via Segni. Uno “scalino” rialzato di alcuni centimetri e lungo qualche decina di metri. Poi basterebbe raddoppiare i tombini o, ancora meglio, mettere delle griglie per far defluire bene l’acqua. E già staremmo molto meglio».
Ora, nell’attesa di un intervento – e magari di un sopralluogo dell’autorità competente – la gente asciuga auto e scooter finiti sott’acqua, getta quintali di mobili, attrezzi agricoli, ricordi. E s’attrezza come può. C’è chi ha acquistato sacchi di sabbia “perché almeno così pariamo un po’ l’acqua” e chi teme per i bambini piccoli: «Se rimangono incastrati nei garage e succede qualcosa di chi è la colpa?».
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