Il Tirreno

Grosseto

È di nuovo Festa dell’Unità Per il Pd ritorno all’antico

di Maurizio Bernardini

Dal 29 agosto stand aperti con la vecchia denominazione in via della Repubblica Con un occhio al bilancio e l’altro al meteo, sperando che sia clemente

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GROSSETO. Il 29 agosto parte la Festa dell’Unità versione 2.0. Si concluderà il 14 settembre. C’è il glorioso nome di ritorno dunque, rottamata la Democratica, ecco rispuntare quella sigla che tanto ha fatto battere il cuore a chi nel partito della sinistra edificata da Gramsci, il Migliore e Berlinguer ci crede(va) davvero. A presentare l’evento, ieri, nella sede del partito in via Svizzera, ci ha pensato il sindaco Emilio Bonifazi, affiancato dall’organizzatore Roberto Daviddi e dalla tesoriera Serena Remi. Non cambia la location: bene il poco romantico ma funzionale parcheggione su via della Repubblica e la vicina e spaziosa area verde. Non mancano polemiche e ironie: i cartelli pubblicitari organizzati per l’occasione non sono piaciuti a tutti. E sul web fioccano gli sfottò.

La festa di tutti. «A Grosseto, a settembre, c’è sempre la festa dell’Unità». Come dire, è un classico, qualcosa che unisce. A parlare è Roberto Daviddi, il deus ex machina dalla manifestazione. È lui, assieme a Serena Remi, ad aver lottato più d’ogni altro per trascinare in porto la faccenda e restituire ai tanti simpatizzanti del partito – e non solo – un’occasione per stare insieme. Oltre mille e cento i metri quadri utilizzati, 600 solo per il ristorante e le cucine. Previsti libreria, chiccaia, bar, tombola, pesca di beneficenza, braceria, mercato e tanto altro.

Niente Mura. No, sull’antico esagono la festa del Pd non può tornare. Non può farlo quest’anno e, forse, non potrà farlo mai più. Perché a sentir le parole degli organizzatori, che a riguardo scuotono il capo e parlano sconsolati, lì ci sono troppi cavilli da rispettare: dai niet della Soprintendenza, che fissa paletti sempre più difficili da superare, sino alle difficoltà logistiche dovute ai tendoni e alle attrezzature. Sullo sfondo, poi, c’è il nodo dei parapetti: troppo bassi per prendersi delle responsabilità. Fino al 2012 è andata bene e - forse questo quel che ha rimuginato qualche esponete del partito - è meglio non giocare troppo con la buona sorte.

Occhio ai quattrini. Il rosso è di moda. Figuriamoci poi se in ballo c’è la festa del più grande partito della sinistra europea. Ma se a finire in rosso sono i bilanci la cosa non piace affatto. Ecco perché, dopo la botta del meno 50mila e passa euro accumulati nella Democratica 2012, pure quest’anno c’è tutta la necessità di stare attenti alle spese. Per il momento, nella fase d’avvio, sono stati investiti 20mila euro. Ora la speranza è che tutto fili liscio, compreso il meteo. Perché come dice Bonifazi «è un impegno di cuore e ragione: basta una brutta giornata per mettere in bilico il risultato».

Facciamo le corna. A proposito del clima: pare legata alla scaramanzia la scelta di dedicare uno dei cartelloni 6 metri per 3 seminati in città a un’immagine che ha diviso. Nel manifesto è ritratta una signora in là con gli anni intenta a fare uno dei gesti più antichi del mondo, le corna appunto. Apriti cielo: su Facebook, così come al bar e al telefono, c’è chi ha espresso tutto il suo disappunto. La responsabilità se l’è presa Serena Remi: «È stata mia l’idea (il resto della campagna è stato curato dal consigliere Davide Buzzetti, ndc). Un modo per fare gli scongiuri e sperare che vada tutto bene e ci sia bel tempo».

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