Sicurezza
Se il parroco prega per la coppia gay
Diventa un caso la messa funebre per un santostefanese, interviene anche il governatore Rossi
PORTO SANTO STEFANO. Una morte improvvisa meno di 10 giorni fa e un funerale in una chiesa in uno dei paesi più noti della Costa d'Argento, Porto Santo Stefano. Un fatto come tanti altri, purtroppo, se non fosse che ad avere molta rilevanza sono state le parole che, durante la funzione religiosa, avrebbe pronunciato il parroco della chiesta di Porto Santo Stefano in cui si sono svolte le esequie di Francesco Metrano: «Preghiamo anche per Emanuele, compagno di Francesco». Parole attribuite al parroco di Porto Santo Stefano don Sandro Lusini che stanno alla base di una vicenda che, secondo la lettura fornita dal giornale La Repubblica e poi ripresa anche dal governatore Enrico Rossi, potrebbe segnare un sia pur timida apertura verso il riconoscimento delle coppie gay.
Sì, perché Francesco Metrano, 54 anni, scomparso improvvisamente per un infarto mentre era in Toscana in visita ai parenti, aveva un compagno, Emanuele Ricci, insegnante di inglese in un liceo di Genova. I due erano una coppia dal 1994: 20 anni di amore in uno Stato, l'Italia, in cui nessun riconoscimento è previsto per le coppie omosessuali e pochi per quelle di fatto, eterosessuali. Parole che – come scrive anche il quotidiano La Repubblica – non potevano passare inosservate. Alcuni dei partecipanti al rito funebre, però, sostengono che don Sandro Lusini, la parola “compagno” non l'abbia mai pronunciata e si sia solo limitato a esprimere vicinanza ai familiari presenti alle esequie e a Emanuele. Secondo una signora il parroco, in chiesa, avrebbe semplicemente detto - riferendosi a Emanuele - «siamo vicini anche a Emanuele che contava molto su di lui (o per lui, particolare che la donna non ricorda bene) ma una cosa è certa, dalla bocca di don Lusini, secondo la donna, non sarebbe mai uscita la parola compagno. La donna ne è così convinta che – sostiene – «chi non sapeva della omosessualità di Francesco non lo avrebbe certo intuito in quel frangente».
Stessa opinione è espressa da persone che conoscono bene don Sandro e «pur essendo – dicono – un prete all'avanguardia e di vedute aperte, mai avrebbe, come scrive La Repubblica nel titolo, benedetto le nozze gay». C'è, infatti, chi parla di strumentalizzazione e sostiene che «da un semplice gesto di fede, di carità cristiana espresso in un momento di cordoglio nei confronti dei familiari riuniti, fra cui anche Emanuele, si sia presa la palla al balzo per arrivare a parlare di altro: matrimonio fra gay, diritti dei gay, apertura da parte del Papa agli omosessuali e molto altro».
Di don Sandro non abbiamo che le dichiarazioni riportate da La Repubblica secondo le quali si sarebbe trattato «non di un gesto per compiacere qualcuno ma solo un gesto naturale». Il parroco avrebbe solo «accomunato ai familiari anche Emanuele che di Francesco è stato compagno e amico». Niente altro che non questo e nessun riferimento al riconoscimento di diritti e benedizione delle nozze fra omosessuali.
Sulla vicenda, poi, è intervenuto con un post su Facebook anche il presidente della Toscana, Enrico Rossi.«Il parroco di Porto Santo Stefano – scrive Rossi – lo dice con semplicità durante la celebrazione di un funerale: preghiamo anche per Emanuele, compagno di Francesco. In una chiesa in Provincia di Grosseto – prosegue il governatore Rossi – si riconosce così la storia di una coppia gay e il diritto al conforto della fede per chi rimane. Quando – chiede concludendo Rossi – anche lo Stato in Italia riconoscerà i diritti degli omosessuali?». Indipendentemente da tutto, però, la storia di Francesco ed Emanuele pone l'accento su una questione che, come altre, in Italia aspetta soluzione. (i.a.)
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