Sicurezza
Addio Simone, l’abbraccio di Pitigliano al reporter
Migliaia di persone da tutto il mondo ai funerali di Camilli nella città del tufo Il padre: «Era speciale, un professionista». La madre promette di tornare a Gaza
PITIGLIANO. Perdere un figlio, e scoprire che era diventato un uomo. Perdere un figlio, e portare avanti il suo impegno nella terra dove è caduto. Perdere un marito, e continuare a vederlo negli occhi della figlia. Perdere un giornalista, e raccontare al mondo il suo straordinario talento.
L’afa di Ferragosto, mista all’odore dei fiori nella cattedrale dei Santi Pietro e Paolo di Pitigliano, si carica di dolore, ricordi, orgoglio e amore per Simone Camilli, il reporter di 35 anni della Associated press – figlio del sindaco di Pitigliano Pier Luigi – morto a Gaza il 13 agosto mentre documentava il disinnesco di una bomba israeliana rimasta inesplosa. Da Gerusalemme, dove i genitori sono andati a recuperare la salma che vi era stata trasferita, Simone ha ricevuto l’ultimo addio nella “piccola Gerusalemme” – come è chiamata Pitigliano in virtù della comunità ebraica che nei secoli vi ha abitato ed è presente ancora oggi – città d’origine della famiglia Camilli. «È un caso?», si è chiesto l’ex direttore dell'uffico Ap per il Medioriente, Chris Slaney, durante la cerimonia.
Non è certo un caso che il paese abbia risposto con un enorme abbraccio al sindaco Pier Luigi, alla moglie Maria Daniela, alle sorelle Chiara e Benedetta, alla moglie di Simone, Ylva Van Der Berg, olandese, e alla figlia Noor di 3 anni. Centinaia di persone hanno partecipato alla messa nella piccola cattedrale stracolma e migliaia hanno seguito la cerimonia da fuori.
Dal mattino Pitigliano si è preparato a salutare Simone, sospendendo tutte le feste estive. Dalle 14 i negozi sono rimasti chiusi in segno di lutto; una rosa bianca è apparsa alle porte delle botteghe con un biglietto: «Ciao Simone». La comunità ebraica del paese in segno di lutto ha chiuso al pubblico la sinagoga, che in linea d’aria è proprio sotto il duomo. I turisti, in giro per le stradine per il Ferragosto, si sono ritrovati in un paese mesto, ma orgoglioso. Ai muri, tanti manifesti funebri dedicati a Simone. In piazza Gregorio VII, davanti alla cattedrale, i documentari del reporter proiettati per tutto il giorno in un fondo accanto al sagrato.
Sin dal mattino i pitiglianesi hanno reso omaggio al figlio del sindaco nella camera ardente all’interno della cattedrale. Il padre, pur distrutto dal dolore, per tutta la mattina è rimasto davanti al duomo e ha avuto una parola per tutti coloro che, numerosissimi, gli si sono avvicinati per fargli le condoglianze.
La bara di Simone, una semplicissima bara in legno grezzo («Con queste bare vengono sepolte a Gaza i morti di questa guerra», dirà durante la cerimonia la madre di Simone), era stata trasferita da Gaza a Gerusalemme e da qui a Ciampino, con un volo di Stato con a bordo i genitori e la sorella Benedetta. Era quindi arrivata a Pitigliano alle 4.30 di notte. Sopra, semplici fiori bianchi e una foto del reporter sui tetti di una Gaza fumante per le bombe, scattata pochi giorni prima. Intorno, tra le altre, le corone donate dai colleghi della Ap, della Cbs, quella dei dipendenti del Comune e del Consolato di Gerusalememe.
Durante la giornata alle macchine fotografiche impugnate dai turisti si sono mescolate via via quelle dei giornalisti, anche se per volontà della famiglia solo la Ap ha ripreso la cerimonia, trasmettendola in diretta sul suo sito web. Tanti, tantissimi gli amici e i colleghi di Simone che hanno comunque voluto esserci di persona. Ogni ufficio di corrispondenza ha mandato una delegazione. La cerimonia è stata fissata alle 18 proprio per permettere a tutti di arrivare.
Oltre a loro e, naturalmente alla famiglia, al funerale hanno partecipato il sottosegretario agli Affari esteri Mario Giro, il presidente dell’Anci Piero Fassino, l’assessore regionale Anna Rita Bramerini, i deputati Luca Sani (Pd) e Marisa Nicchi (Sel). L’ambasciatrice palestinese Mai Keili è venuta con una delegazione provvista di bandiere, che sono state fatte lasciare fuori. C’erano anche il console italiano a Gerusalemme e l’imam di Firenze, e presidente dell’Ucoii Izzedin Elzir. Presenti gli amministratori di Pitigliano, i sindaci dei comuni vicini (Manciano, Sorano, Magliano, Roccalbegna) con i gonfaloni, l’assessore Arsenio Carosi per il Comune di Grosseto, il vicepresidente della Provincia Marco Sabatini, le istituzioni militari, i boy scout.
Fuori dalla cattedrale è rimasta una folla immensa. Tutto il paese è accorso per Simone, anche se in pochi lo conoscevano. Il reporter non si vedeva spesso tra queste viuzze. Era nato e cresciuto a Roma e da anni operava spesso all’estero su vari fronti di guerra; di recente si era trasferito a Beirut con la moglie e la figlia, ma tornava per le vacanze.
«Era proprio qui, in piazza, non più tardi di dieci giorni fa – racconta la signora Lida del Bistrot le Logge – . Non era un ragazzo estroverso; era sulle sue». Giornalista entusiasta, taciturno, Simone nonostante la giovane età aveva già visto e documentato molte guerre. A Gaza lavorava dal 2007. Il Medioriente era la sua passione. Aveva studiato lingua e cultura araba alla Sapienza e, dopo essere entrato alla Ap per uno stage, aveva chiesto di essere mandato a Gerusalemme.
«Voleva allargare la sua esperienza dedicandosi a un incarico più impegnativo – ha ricordato alla fine della messa Chris Slaney, capo dell’Ap per il Medioriente –. A Gerusalemme si era immerso non solo come giornalista. I suoi interessi erano profondi e ampi». A Gerusalemme aveva conosciuto Ylva. «E a Gerusalemme il ragazzo di Pitigliano con la telecamera sarà ricordato e mancherà a tutti», ha detto ancora Slaney.
«Un giornalista straordinario – ha ricordato prima della cerimonia il presidente della Ap, Gary Pruitt, anche lui a Pitigliano per il funerale –. Simone riusciva a catturare il lato umano. Ai genitori posso dire che Simone era amato alla Associated press e tutto il mondo ha subito una grave perdita».
Nei giorni precedenti l’arrivo a Gaza, Simone aveva avviato l’application per la Bbc. A soli 35 anni, era un veterano, stimato e apprezzato. «Ma il giorno prima dell’arrivo nella Striscia – spiega al Tirreno il babbo – l’Associated press lo aveva chiamato. Pur di non lasciarlo andare, erano disposti a raddoppiargli l’ingaggio».
Conteso tra due giganti dell’informazione mondiale, Simone era un giornalista che raccontava non la prima linea, ma le tragedie che la guerra lascia nelle retrovie, nelle case, nella vita di ogni giorno. Mecoledì, con l’interprete e un fotografo dell’Ap, stava girando delle immagini degli artificieri impegnati a disinnescare una granata, quando l’ordigno è esploso travolgendo e uccidendo 5 persone, compreso lui.
Durante la cerimonia il babbo ha ripercorso le ultime ore, dall’annuncio al telefono che «era successo l’irreparabile», al viaggio «alla ricerca del corpo di mio figlio», alla scoperta che quel figlio era diventato un uomo, un bravo professionista, un giornalista apprezzato, una persona amata. «Tutti, a Gerusalemme, non facevano che ripetere quanto fosse speciale – ha detto Pier Luigi Camilli, raccogliendo ogni forza per parlare di fronte alla chiesa gremita e commossa –. In queste ore mi si è rivoluzionata l’immagine che avevo di mio figlio. Mi sono detto: io queste cose non le ho mai fatte nella mia vita professionale, questi consensi non li ho mai trovati. E questo ci ha riempito il cuore». Ex giornalista Rai, Pier Luigi Camilli racconta di aver cercato di convincere il figlio a fare il concorso in Rai. «Lui mi diceva: “Ma poi che faccio? Mi metto seduto?”».
Dolore e orgoglio. Strazio, ma anche un messaggio di pace, nel giorno più difficile della vita di una madre. «Simone è morto in un posto che si chiama La Valle degli Ulivi _ ha detto la signora Maria Daniela in chiesa _. Per noi cristiani l’ulivo è un segno di pace, e me lo sono messo al cuore. Forse può essere un simbolo, questo ulivo». La signora ha promesso che tornerà nei luoghi in cui suo figlio è morto. «Ho capito che forse non siamo più umani quando trattiamo gli altri come oggetti e come numeri. Io devo tornare lì per fare qualcosa in modo che si possa rimanere umani».
All’uscita dalla chiesa la bara, portata dai colleghi, è stata accompagnata da un applauso. Una folla silenziosa ha percorso poi in corteo funebre il paese. Simone riposa nel cimitero di Pitigliano.
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