Gioco
Tenta di impiccarsi nel bagno del carcere
Soccorso e salvato un detenuto di 35 anni: per cappio aveva utilizzato il lenzuolo. Il sindacalista degli agenti: «Siamo pochi»
GROSSETO. Aveva cenato, come tutte le sere da quando è entrato nel carcere di via Saffi insieme ai suoi compagni di cella. Poi si è messo sulla branda a dormire, aspettando che chi condivideva quel piccolo spazio facesse altrettanto.
Ha fatto tutto in silenzio, senza che nessuno potesse accorgersene e senza che nessuno potesse quindi dare l’allarme alle guardie. Per fortuna però, uno degli agenti penitenziari che stava facendo il solito giro di controllo si è accorto che il letto sul quale sarebbe dovuto essere sdraiato il trentacinquenne era vuoto. Ha aperto la porta della celle e si è affacciato in bagno. L’uomo era lì, agonizzante. Si era impiccato utilizzando l’unica cosa che aveva a disposizione: il suo lenzuolo. Lo aveva legato alla finestra del bagno, da dove si vede, attraverso le sbarre, la luce della luna.
Erano le 23.30 di mercoledì sera quando è scattato l’allarme. Gli uomini della polizia penitenziaria hanno tirato giù il detenuto e hanno cercato di farlo respirare, prima di correre al pronto soccorso dell’ospedale dove i medici gli hanno riscontrato un principio di soffocamento. È ancora ricoverato, sotto osservazione e seguito da uno psicologo.
L’uomo era entrato in carcere da qualche tempo per una condanna passata in giudicato. Non aveva mai dato segni di insofferenza. Non era certo la prima volta che finiva in galera. E come si vive all’interno di una cella lo sapeva bene. Ma due sere fa quelle sbarre alle finestre, probabilmente, gli sono sembrate essere utili soltanto per impiccarsi nel più classico dei modi, utilizzando un lenzuolo.
Questa volta è finita bene, grazie all’intervento degli uomini e delle donne della polizia penitenziaria. «Abbiamo continui problemi di carenza di organico - dice Pierangelo Campolattano, segretario provinciale della federazione nazionale sicurezza della Cisl - e anche a Grosseto la situazione è seria. I nostri agenti questa volta sono riusciti a salvare una vita. Ma è necessario che il ministero intervenga».
I conti all’interno del carcere di via Saffi sono presto fatti: i detenuti sono 25 e gli agenti 24. All’appello, secondo le tabelle ministeriali, ne mancano 15. «È un problema ormai cronico - aggiunge il segretario provinciale - che in qualche modo deve essere risolto e affrontato senza continuare a nascondersi dietro la spending review».
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