Attenzione
Pioggia di soldi per i vespasiani pubblici
Modernissimi, ma mai davvero utilizzati: dopo 15 anni i bagni a pagamento cadono a pezzi, parte il “restauro”
GROSSETO. “Un diamante è per sempre”, recita una nota pubblicità. Ma i bagni pubblici non sono diamanti (fosse altro per come vengono trattati dai vandali di turno), dunque ogni tanto c’è bisogno di dargli una sistemata. Ecco che, dopo 16 anni di carriera, i 12 vespasiani comunali che tanto da sempre hanno fatto discutere per il loro aspetto “spaziale” e la funzionalità quasi mai garantita, saranno rimessi a nuovo entro il 30 settembre mentre uno, quello di Braccagni, sarà smantellato perché _ come spiega il Comune nella determina dirigenziale 1226 del 7 agosto _ oltre a essere poco utilizzato ha carenze strutturali tali da rendere sconveniente un intervento di riparazione.
A lavorare sugli impianti sarà la milanese Pt Matic, ditta fornitrice dei servizi igienici nel 1998 e titolare del contratto di manutenzione degli stessi. Le cose da riparare sono molte e l’intervento di ripristino comprenderà pure la manutenzione dei bagni fino al 31 dicembre 2014. Tutto per 47mila euro, una cifra strappata dagli addetti del Comune che hanno trattato il prezzo. Dal 1º gennaio 2015, inoltre, la Pt Matic s’impegna a portare avanti una manutenzione mensile programmata tra cui: controllo dello stato delle apparecchiature meccaniche ed elettriche e loro eventuale regolazione o ricondizionamento; sostituzione delle parti usurate o guaste; lubrificazione degli organi in movimento, lavaggio di tutte le superfici esterne, interne ed eventuali ritocchi. Saranno a carico della ditta milanese anche la manutenzione straordinaria e gli eventuali ricambi: si va dalla riparazione di parti e apparecchiature meccaniche ed elettriche sino alla loro completa sostituzione. Ogni riparazione dei guasti ordinari – secondo contratto – dovrà essere completata da tecnici elettromeccanici specializzati entro 72 ore dalla segnalazione del “fuori servizio”. Tutto questo per 50mila 800 euro (iva compresa) all’anno. Ma l’accordo, destinato a scadere il 31 dicembre 2021, non comprende i danni derivanti da atti vandalici, urti accidentali, incendi. In questo caso, la spesa sarà fatturata a parte, ma con uno sconto del 20 per cento sul prezzo di listino dei pezzi di ricambio. Questo il piano di recupero dei 12 bagni.
Installati nel 1998, oggi sono per molti versi obsoleti. Ma nella gran parte dei casi a farli andare in malora non è stato il tempo, bensì qualche sbandato. Dentro quelle toilette c’è chi aveva eletto dimora: è il caso del bagno pubblico nel parco di via Giotto. Lì, per sistemare il tutto, sono fioccati quattrini. Stesso discorso per l’impianto a due passi dall’ospedale o quello in piazza De Maria. Molto spesso, infine, a distruggere quel che funzionava ci hanno pensato i furbi di turno, quelli che tirano calci qua e là senza troppo pensare ai quattrini che tutti (compresi loro) dovranno impiegare per rimettere in sesto il bagno. Così si devono rifare i gabinetti. Questo anche per «garantire – come scrive nella nota tecnica il Comune – la presenza sul territorio di toilette al servizio della cittadinanza efficienti e sicure».
La giunta vuol mantenere in vigore un servizio ritenuto indispensabile, nonostante “l’affluenza” alle toilette sia a dir poco bassa. Fino al 2003 l’incasso medio garantito dalle monetine “spalancatoilette” era di 14mila euro all’anno. Un gruzzolo che, già nel 2008, è evaporato sotto quota mille euro. Altro che diamanti.
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