Sicurezza
Uccisi da edema polmonare dopo la salita troppo veloce
Indagato il titolare del diving, perizie sull’attrezzatura. Oggi le autopsie Si cerca un quarto sub che domenica sarebbe finito in camera iperbarica
GROSSETO. «Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicini. Sono moralmente a pezzi, e mi dispiace, causa burocrazia, di aver potuto incontrare solo una delle famiglie delle vittime per le quali sono profondamente addolorato e per le quali sono certo che la verità verrà appurata nel più breve tempo possibile». È l’ultimo post scritto da Andrea Montrone, il titolare dell’Abc diving di Talamone e al momento l’unico indagato per la morte dei tre sub alle Formiche di Grosseto, sul suo profilo Facebook. Esperto di mare, appassionato di subacquea e considerato uno dei migliori professionisti della provincia, il nome di Montrone da ieri è stato iscritto nel registro degli indagati dal sostituto procuratore Stefano Pizza che ha già dato incarico ai periti di analizzare le bombole utilizzate da Fabio Giaimo, Gianluca Trevani e Enrico Cioli, oltre al compressore con cui sono state ricaricate, ai computer che avevano per l'immersione. A mezzogiorno, all’obitorio dell’ospedale Misericordia di Grosseto si svolgeranno le autopsie sui corpi dei tre sub alla presenza dei consulenti di parte incaricati dai familiari. Per questo è stato inviato loro dalla procura di Grosseto un avviso relativo all'inizio delle operazioni che però non riporterebbe il reato contestato al titolare del diving di Talamone che ha messo a disposizione le bombole, anche se si fa strada l’ipotesi di omicidio colposo plurimo. «È un atto dovuto - hanno ripetuto più volte ieri in Procura - per permettere la presenza dei consulenti di parte».
Dall’autopsia, quindi, si attendono risposte sulla causa della morte di Giaimo, Trevani e Cioli, anche se il medico legale che lunedì mattina ha effettuato la ricognizione cadaverica all’obitorio del Misericordia e a quello del San Giovanni di Dio dove è stata portata la salma di Enrico Cioli, ha riconosciuto su quei corpi i segni della morte da edema polmonare. Conseguenza, questa, che potrebbe essere quindi stata causata da un’embolia gassosa arteriosa, almeno nel caso di Cioli e Trevani, i due sub che alle Formiche avrebbero fatto “pallonata”. I gav che indossavano durante l’immersione infatti sono stati trovati dagli uomini della guardia costiera che stanno svolgendo le indagini completamente gonfiati. Segno, questo, che nelle bombole indossate da Trevani e Cioli c’era comunque aria a sufficienza per effettuare questo tipo di operazione. Ma perché i due sub umbri hanno fatto quella risalita veloce e improvvisa che li ha uccisi? A questa domanda dovranno rispondere le analisi sulla dotazione tecnica che utilizzavano al momento della tragedia. Fabio Giaimo, il medico di 57 anni arrivato in superficie ormai cadavere, sott’acqua si era tolto probabilmente la maschera. Quando è stato soccorso c’era dentro dell’acqua. Forse, aveva avuto problemi di respirazione e forse questi problemi gli avevano provocato quel malore che aveva segnalato all’altro sub che era in coppia con lui e che aveva cercato di trattenerlo nella sua risalita veloce. Difficile invece dire quello che è capitato sott’acqua a Enrico Cioli, 35 anni e Gianluca Trevani, 37 anni. Erano insieme quado sono scesi a una profondità di circa 35 metri. Erano insieme quando sono riaffiorati già morti.
Ieri intanto, gli uomini della guardia costiera hanno fatto il giro degli ospedali della Maremma per capire se altri sub avessero avuto bisogno della camera iperbarica dopo l’escursione. Ne cercavano uno, in particolare, che sarebbe andato in ospedale subito dopo l’immersione.
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