Il dolore
Tragedia alle Formiche, indagato per omicidio colposo il titolare del diving
«Abbiamo respirato tutti la stessa aria»: il racconto dell’istruttore che aveva organizzato l’immersione
«Per quarantacinque minuti ho cercato di rianimarlo, ma Fabio non ce l’ha fatta». È un racconto fatto di tecnica e dolore quello di Marco Barbacci, il presidente del Thalassa club di Perugia che aveva organizzato l’escursione alle Formiche di Grosseto. Barbacci, una volta fuori dall’acqua, dopo aver capito che le condizioni di Fabio Giaimo, il medico di 57 anni che aveva accusato un malore durante l’immersione, si è sentito male ed è stato portato all’ospedale di Orbetello. «Ma il mio malore è stato determinato solo dal caldo e dalla fatica - spiega - quello che era successo in acqua non c’entrava nulla».
Qualche chiarimento in più arriverà con l’autopsia disposta dal sostituto procuratore Stefano Pizza sui corpi dei tre sub morti alle Formiche. Perché per ora, la tragedia nella quale sono morti Fabio Giaimo, il medico di 57 anni di Perugia, Enrico Cioli, 35 anni e Gianluca Trevani, 37 anni è un rompicapo che la Procura risolverà con il tempo: ci vorranno le analisi sulle strumentazioni utilizzate, sulle bombole e sull’aria che contenevano. E ci vorrà il responso dell’autopsia sui tre corpi. «Quello che è inspiegabile - dice il procuratore capo Francesco Verusio - è come siano morti Enrico Cioli e Gianluca Trevani che si erano immersi a coppia e che non erano nello stesso punto in cui è sceso Fabio Giaimo». L’immersione era organizzata a coppie. Treviani e Cioli, quindi, non avrebbero potuto vedere la risalita di Fabio Giaimo, non si sarebbero accorti del suo malore e non avrebbero quindi partecipato alle operazioni di salvataggio.
La Procura ha ascoltato una ventina di testimoni e ora, dopo che si saranno svolte le autopsie, si passerà all’analisi della strumentazione utilizzata dai sub per l’immersione. «Le bombole che stavamo utilizzando -continua Barbacci - erano quelle del diving. Abbiamo respirato tutti la stessa aria».
È una lettura complicata quella che viene data dalla Procura, alle prese con il conferimento degli incarichi per le perizie e con l’incrocio delle testimonianze di chi domenica era alle Formiche. Quello che è certo è che il gruppo di umbri non avrebbe fatto manovre azzardate sott’acqua. Erano tutti esperti e sapevano bene cosa dovevano fare. «Domenica è stata data soltanto un’occhiata veloce all’attrezzatura che i sub indossavano - dice l’avvocato Corrado De Fazio, incaricato di seguire questo caso dalla famiglia di Cioli - ora aspettiamo il risultato dell’autopsia e le perizie. Le famiglie vogliono risposte che potranno arrivare soltanto dopo gli accertamenti tecnici». Intanto la Emery Island, la barca dell’Abc diving di Talamone resta sotto sequestro, così come le bombole.
La Procura ha isctitto oggi un nome nel registro degli indagati: è Andrea Montrone, il titolare dell'Abc diving di Talamone. L’accusa sarebbe quella di omicidio colposo plurimo. Un atto dovuto per poter andare avanti con l’inchiesta della guardia costiera.
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