La manifestazione
Tragedia in mare «Il finimondo...»
Leonardo Peccianti è stato il primo a gettarsi in acqua Insieme a un amico ha portato sulla barca uno dei sub
GROSSETO. «C’erano donne che urlavano, bambini che piangevano. In pochi minuti alle Formiche è successo il finimondo». Leonardo Peccianti, ieri mattina, era in barca con un amico. Erano partiti da Grosseto con le loro famiglie, con i loro bimbi piccoli per passare una giornata alle Formiche. Ed è stato lui, il ristoratore grossetano, il primo a gettarsi in mare per soccorrere Fabio Giaimo, il medico di 57 anni morto durante un’immersione con Enrico Cioli, 37 anni e Gianluca Trevani, 35 anni. «Quando siamo arrivati lì con la barca - dice Peccianti - abbiamo visto le bolle e abbiamo deciso di spostarci di una ventina di metri. Sapevamo che c’erano dei sub. Ma mentre stavamo calando l’ancora, abbiamo visto due corpi venire a galla all’improvviso». Erano Giaimo e Marco Barbacci, l’imprenditore trentacinquenne unico sopravvissuto a questa tragedia d’agosto.
Peccianti, titolare del ristorante la Locanda de’ Medici, si è gettato in acqua con un salvagente e ha tirato fuori insieme al suo amico i primi due sub. «Quando sono arrivati i soccorsi, noi avevamo già cominciato a fare loro il massaggio cardiaco e la respirazione artificiale - dice - poi da un’imbarcazione vicina è venuto anche un infermiere dell’ospedale di Grosseto che ha fatto di tutto per non far morire il sub». Per il medico perugino, però, non c’era più nulla da fare. Barbacci invece è stato portato via con l’elicottero della guardia costiera, mentre Pegaso 2 e 3 facevano scendere in mare i sanitari per soccorrere gli altri sub.
In mare intanto, c’era una gran confusione. «Mentre stavamo aiutando i due sub - dice ancora Peccianti- poco lontano sono venuti a galla gli altri due cadaveri. È stata un’esperienza terribile, impossibile da dimenticare». È stato un susseguirsi di eventi difficili da interpretare, quello di ieri alle Formiche. In una zona dove anche i telefoni cellulari hanno poco segnale e da dove le chiamate alla capitaneria sono arrivate una dopo l’altra, senza la possibilità di capire esattamente quello che sarebbe successo. «C’è un morto, ce n’è un altro, poi un altro ancora». Erano queste le frasi convulse che arrivavano alla guardia costiera che è arrivata alle Formiche con le motovedette di Talamone, Orbetello, Porto Santo Stefano, Castiglione della Pescaia e Marina di Grosseto. All’inizio, i militari speravano che si trattasse di una sola persona e che quelle telefonate riguardassero un solo sub. Invece, quando sono arrivati alle Formiche hanno capito che quelle donne e quei bambini sulle barche avevano già visto riaffiorare anche gli altri due cadaveri. Altri due appassionati di immersioni che il mare ha voluto portare via con sè.
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