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Grosseto

Il fascino, i rischi e le insidie dei tre isolotti

Il fascino, i rischi e le insidie dei tre isolotti

La straordinaria varietà dei fondali li rende unici e adatti a tutti. Ma non bisogna abbassare la guardia

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GROSSETO. Le Formiche, teatro di questa e di un’altra tragedia in passato, sono tre isolotti dell'arcipelago toscano, e da sempre esercitano un’attrattiva formidabile per i subacquei esperti e non.

Il fascino principale è legato alla straordinaria biodiversità, difficile da trovare in altri luoghi del mare. A conoscerla a menadito, tra gli altri, è Luciano Forti, 64 anni, di Abbadia San Salvatore, considerato in Maremma il subacqueo più esperto, l’istruttore degli istruttori; colui che anche ieri mattina, come ogni giorno d’estate dal 1998 a oggi, si trovava alle Formiche in gommone con un gruppo di appassionati subacquei, anche se non ha assistito direttamente alla tragedia che è accaduta in un altro punto. Ieri «sono stato chiamato da un collega - racconta Forti - che ormai era tutto già accaduto, ho visto volare due elicotteri Pegaso. Un dramma». Un dramma consumato in uno dei punti più belli di questo punto straordinario d’arcipelago toscano.

Questi selvaggi speroni affioranti dall’acqua sono a oltre 10 miglia in mezzo al mare, e hanno caratteristiche biomorfologiche particolari. Gli isolotti sono tre, ma forse tra qualche migliaio di anni potrebbe uscire la quarta Formica: «La secca dello Zi Paolo, questo il suo nome, è come una Formica mancata, che potrebbe affiorare come isola...», racconta Forti.

La suggestione più forte di queste tre isolette sta in «una concentrazione di biodiversità incredibile, che si presta a molti tipi di immersioni», e , specie nel fine settimana, affascina decine di subacquei che qui si dirigono a bordo di gommoni, dei numerosi diving della zona. A esercitare la seduzione sono anche i reperti archeologici sul fondale, anfore e frammenti di una memoria antica risalente ai nostri avi e che sono la delizia dei sub. Nel bene e nel male. «Purtroppo molte cose sono state trafugate», dice Luciano. Negli ultimi 50 anni i furti subacquei hanno registrato moltissimi casi, non ultimo quello del 2010 quando, proprio qui, furono scoperte e arrestate alcune persone arrivate da Firenze e che erano state colte in flagrante dopo aver saccheggiato il fondale. Oggi i tre speroni rocciosi hanno molti meno tesori del passato, ma i subacquei non li hanno abbandonati come meta. Ma oltre al fascino della fauna e dei reperti, le Formiche celano anche insidie, per esempio legate a una visibilità che a volte può rivelarsi difficile. Non è così arduo sorpassare il limite della sicurezza, perché a volte l’estrema chiarezza dell’acqua distoglie l’attenzione da punti di riferimento. L’importante è che non si vada mai «troppo profondi se non siamo stati a un corso di preparazione. Soprattutto verificare di avere sempre l'attrezzatura idonea. Più profondi si va e più l'attrezzatura dev’essere “performante” - dice Forti - ovvero perfettamente funzionata e revisionata almeno una volta all’anno».

Elisabetta Giorgi

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