Il Tirreno

Grosseto

Occupazioni abusive, scatta la linea dura

di Elisabetta Giorgi
Occupazioni abusive, scatta la linea dura

Le graduatorie esplodono. Ed è guerra per un alloggio. Il Comune sgombera una “irregolare” che aveva appena partorito

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GROSSETO. A Grosseto l’emergenza abitativa ha raggiunto numeri record (600 persone in graduatoria) e il Comune, già da tempo, ha deciso di intraprendere una linea che prevede di ricorrere, se necessario, anche a misure forti e perentorie «per tutelare tutti». Italiani e stranieri».

Lo scorso 18 luglio (è notizia di ieri) il Comune di Grosseto è intervenuto in via Jugoslavia 15 - nel palazzo di sua proprietà gestito dall’Epg - insieme alle forze dell’ordine. E ha sgomberato una coppia, con figlio piccolo, che occupava abusivamente un alloggio comunale gestito dall’Epg. Lei marocchina di 24 anni, lui turco di 28, entrambi radicati a Grosseto con regolare permesso di soggiorno. Li in quel momento non c’era. Era in ospedale: aveva appena partorito con un taglio cesareo programmato che era avvenuto appena due giorni prima e di cui il Comune, insieme a assistenti sociali, era a conoscenza. Al punto che, trattandosi di cose delicate e «onde evitare problemi nello sgombero della casa - spiega l’assessore alle politiche sociali, Antonella Goretti - abbiamo operato proprio in quella circostanza così eravamo certi che la donna non fosse a casa».

È questa, dunque, una linea forte e chiara che il Comune ha intrapreso, d’intesa coi servizi sociali, per tentare di arginare un fenomeno che ormai ha raggiunto livelli record. Sempre più frequenti sono, a Grosseto, i casi di occupazione abusiva di immobili pubblici, dove la disperazione porta a sfondare le porte e occupare i locali senza averne titolo.

C’è chi non ha soldi, e disperata muore di fame. È la crisi che porta a questo e trascina nei reati anche persone che mai hanno fatto niente di male.

D’altra parte c’è chi correttamente è in graduatoria e si vede sfuggire, magari dopo anni, l’occasione rincorsa da una vita: avere finalmente un tetto.

A Grosseto Tania (nome di fantasia) ad aprile ha buttato giù la porta dell’alloggio di via Jugoslavia e lì si è insediata col consorte e una bimba. «So di aver fatto una cosa che non dovevo fare, ma ero incinta e disperata. Più volte avevo provato a incontrare il sindaco senza mai essere stata ricevuta. Sono sconvolta da questo comportamento, che reputo vergognoso. E sconvolta per la tempistica, di essere stata cacciata quando mettevo al mondo una creatura»

Il Coeso, da parte sua, spiega che «i servizi toscani hanno sempre seguito questa famiglia dall’inizio. Fino a marzo i due stavano con il primo figlio in un appartamento privato dov’erano in affitto, morosi». Sono stati sfrattati. E il Coeso ha avanzato proposte, sollecitando la ricerca di un’altra casa di cui si sarebbe fatto garante per pagare l’affitto. Intanto la coppia era in lista d’attesa per il Poggio: a giugno è arrivata l’opportunità di una casa a Roselle, ma la famiglia aveva già occupato abusivamente l’alloggio in via Jugoslavia, rinunciando al Poggio con lettera scritta in cui adduceva difficoltà logistiche. A luglio Comune, Coeso ed Epg hanno concordato lo sgombero, scattato proprio quando la donna stava partorendo. Il Coeso ha quindi proposto una comunità per minori, ma anche in questo caso è subentrato il rifiuto perché - dice Tania - «l’ospitalità sarebbe stata solo per la mamma e i bimbi: padre escluso». Oggi la donna è disperata e prova amarezza soprattutto per i “tempi” in cui è stata messa per strada.

«È vero - dice la Goretti - ma lei stava in una casa dove non pagava l’affitto, e noi abbiamo il dovere di tutelare tutti, anche quelli che aspettano la casa da anni».

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