Il Tirreno

Grosseto

Tetto pericolante, cittadini “in gabbia”

di Elisabetta Giorgi
Tetto pericolante, cittadini “in gabbia”

I vigili mettono le transenne in via San Martino Tre attività commerciali costrette a chiudere, in attesa dei lavori del privato

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GROSSETO. Decine di persone sono “intrappolate” da due giorni entro due transenne in via San Martino. Colpa di un tetto pericolante che sta mettendo in scacco la strada, cuore pulsante del centro storico. Sono i negozianti di 3 attività commerciali (un forno, Poli Indigo e Mimì accessori), alcuni abitanti di un palazzo e qualche professionista che vi lavora, tra cui un avvocato e un geometra. A loro è toccata in sorte l’attività in quel rettangolo d’asfalto: 20 metri ora delimitati da due balaustre per motivi di sicurezza. Ovvero per colpa di un tetto: uno dei tanti cedimenti che negli anni ha popolato il centro di Grosseto.

Ancora oggi chi passa da via San Martino si trova la strada sbarrata. E chi vive o lavora in questa “zona rossa” (interdetta al transito veicolare e pedonale) è praticamente chiuso in gabbia perché le balaustre messe dal Comune dopo il sopralluogo dei vigili del fuoco non consentono varchi: passare è troppo pericoloso. Ma la gente sbuffa. È sacrosanta la sicurezza - hanno detto ieri stizziti al tecnico comunale - ma qui dentro non si può camminare, fare shopping. Lavorare o persino abitare, almeno finché il privato non avrà messo in sicurezza (quando?) quel tetto. Insomma, «siamo imprigionati», scrollano le spalle una fornaia e un commerciante di abbigliamento cui è toccato in sorte di lavorare lì. Ma facciamo un passo indietro.

Il guaio è successo mercoledì verso le 15, dopo che il tetto della palazzina al civico 33 (piano 1º e 2º abitazioni, piano terra fondi commerciali) ha dato segni di cedimento. Non sono precipitate tegole, ma l’intera falda lassù in cima ha preso a scivolare pian piano, diventando un pericolo pubblico nel caso in cui potesse precipitare con un volo di una decina di metri. Se ne sono accorti i proprietari, che hanno dato l’allarme e chiamato i vigili del fuoco. I quali sono saliti in cima constatando l’estrema pericolosità dovuta ai «segnali di compatto scivolamento del manto di copertura». Per cui, a salvaguardia dell’incolumità pubblica e privata, hanno ritenuto che «il tratto tra il civico 25 e il 33 dovesse essere interdetto». Così è scritto nel documento a firma di Ennio Aquilino (comandante dei vigili del fuoco) che vieta il passaggio a chiunque, rendendo disagevole la stessa permanenza nei palazzi.

Anche i negozianti, ieri, dopo un intero giorno vissuto da “blindati”sono stati costretti a chiudere i battenti per l’impossibilità di accedere al negozio o l’inutilità di tenerlo aperto.

«Siamo penalizzati», brontola Claudia Parmesani, moglie del titolare dello storico forno di via San Martino. «Già col centro scontiamo la pedonalizzazione - dice - Ora con questa tegola perdiamo pure il guadagno». Così anche Romualdo Mattei, che pure lavora appena fuori dalla zona recintata, allarga le braccia. «Un macello: siamo tutti arrabbiati».

Da parte sua il Comune, ligio alle indicazioni dei vigili del fuoco, mercoledì è intervenuto subito con l’ufficio manutenzioni (geometra Massimo Becattini) e la municipale, sia collocando le due transenne contestate che tenendo i contatti con la proprietà, alla quale spettano i lavori di ripristino. «I padroni di casa stanno facendo tutto quanto di loro competenza per poter rimettere subito in sesto il tetto e restituire la strada alla città», dice Becattini.

Ma a onor del vero, il problema sono i tempi, perché i lavori - tra perizie e incarichi affidati a una ditta - potrebbero richiedere giorni e la gente continua a essere intrappolata. In tanti reclamano un “varco” nelle transenne. C’è chi lo chiede per poter accedere al proprio negozio e chi lo reclama da “passante”, magari sul lato opposto rispetto a quello del tetto pericolante, perché la strada è tagliata in due e per passare oltre occorre fare il giro delle sette chiese. Ieri è stata chiesta con la massima urgenza un’ordinanza sindacale che solleciti il privato a far presto. Ma intanto, insofferente, qualcuno ha visto bene di forzare le transenne e infischiarsene del divieto comunale. A suo rischio e pericolo.

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