Sicurezza
Azione extragiudiziale per i danni al bestiame
Lo avevano promesso e ora lo fanno: gli allevatori chiedono un risarcimento per le perdite subite a causa degli attacchi dei predatori a pecore e vitelli
SCANSANO. Un gruppo di allevatori del Grossetano, dall’Amiata alla Maremma, sta per dare il via a un’azione extragiudiziale contro le istituzioni per ottenere il risarcimento danni da predazioni. È quanto è stato deciso lunedì sera a Scansano, in una sala gremita di allevatori, non solo di pecore ma anche di vitelli.
Chi non ha avuto predazioni negli ultimi periodi ha dato il sostegno agli altri, decidendo, se necessario, di autotassarsi per sostenere le spese legali.
Gli allevatori sono patrocinati dal giovane avvocato Pellegrini di Vallerona, esperta nel penale, che ha preso a cuore la causa dei suoi assistiti.
Nell’incontro di Scansano a cui erano state invitate come auditrici le associazioni di categoria, è stato chiarito che non è possibile una class action, perché ogni azienda ha il suo percorso, le sue perdite dovute a predazioni e che quindi ogni azienda agirà singolarmente.
Si comincia con una lettera raccomandata che col corredo di documenti ufficiali (denunce fatte alla Asl e relazioni) dimostrerà che l’allevatore ha subito danni diretti e indotti e chiederà un risarcimento di entrambi.
«Non si chiedono indennizzi né accettiamo che le perdite costanti che subiamo passino come rischio d’impresa. Qui ci sono perdite notevoli in grado di far chiudere un’azienda», sottolineano gli allevatori Giacomo Franceschelli di Monte Labro e Virgilio Manini di Saturnia.
E infatti è proprio da un appello di Franceschelli che ha preso il via tutta la questione. Il pastore di Monte Labro, dichiarando di non avere più soldi, neppure per pagare le tasse (che infatti non ha pagato), aveva ufficializzato la sua ferma intenzione di fare causa alle istituzioni responsabili, a suo dire, di non prendere iniziative adeguate contro le predazioni e invitava tutti gli altrri di unirsi a lui. Molti hanno risposto.
«Addirittura le associazioni, specialmente la Coldiretti – dicono Franceschelli e Manini – pur restando fuori dalla mischia, hanno dato il loro sostegno impegnandosi a fare da tramite con lo studio legale. Chiariamo subito che gesti come quello ultimo di Semproniano, uccisione ed esposizione del predatore, non fanno parte della nostra storia. Noi agiamo dentro le legge e adesso è arrivato il momento di vedere cosa dice la legge a proposito dei risarcimenti».
In particolare gli allevatori vorrebbero che l’opinione pubblica comprendesse le loro ragioni e prendesse atto che economia e ambiente soffrono parecchio senza aziende di allevatori e agricoltori che tengono in ordine e presidiano il territorio.
«Vogliamo lavorare in pace, vogliamo il nostro senza mettere in piazza lupi», afferma Franceschelli. Che aggiunge: «Sono venti anni che si va avanti senza tirare fuori un ragno dal buco. Eravamo una categoria invidiata da tutti e in ottima slaute. Ma vi sono negligenze politiche e istituzionali che non possiamo più digerire e che ci stanno uccidendo e cancellando. I numeri parlano chiaro: centinaia di aziende hanno chiuso e molte altre hanno l’acqua alla gola. Si parla tanto di prodotti genuini, ma se non ci fanno lavorare in pace non avremo nemmo prodotti di eccellenza. Ci fanno migliorare le razze e poi ce le fanno sbranare dal lupo o chi per lui. È ora di finirla».
Intanto chi voglia unirsi alla protesta o desideri informazioni può rivolgersi a Giacomo al 338 2861308.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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