Il Tirreno

Grosseto

«Farmacie private, distribuite i presìdi Bel gesto e conviene»

di Francesca Ferri
«Farmacie private, distribuite i presìdi Bel gesto e conviene»

Da gennaio c’è un nuovo protocollo di assistenza integrativa ma i privati restano contrari. Lena (Asl) li invita a ripensarci

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GROSSETO. Da un lato, il diritto dei pazienti di potersi procurare con facilità, il più vicino a casa, i presidi medici di cui hanno bisogno ogni giorno, dagli aghi per i diabetici al cibo per i celiaci, dai pannoloni per gli incontinenti fino a _ caso unico in Italia _ i farmaci per malattie rare. Dall’altro, la necessità per l’Asl di fornire un servizio all’altezza ma anche di contenere i costi. Nel mezzo, le resistenze delle farmacie private che _ al contrario di quelle comunali dove la distribuzione è tuttora in atto _ dopo aver accettato di distribuire i presidi per un certo tempo, hanno ritirato la disponibilità perché (ufficialmente) contrarie all’uso del nuovo programma informatico di gestione delle pratiche.

Eccola qua la “guerra” tra farmacie private e Asl per l’esternalizzazione dell’assistenza integrativa, ovvero la distribuzione fuori dall’ospedale di presidi e farmaci in precedenza ritirabili solo al Misericordia e nelle altre strutture ospedaliere della provincia. Una guerra scoppiata nel 2012 e ancora in corso, ma nella quale oggi l’Asl chiede un armistizio. Anzi, una vera dichiarazione di pace e, finalmente, di collaborazione. Chiede insomma alle farmacie private di rivedere le loro posizioni e aderire alla distribuzione.

Il passo indietro delle farmacie private ha infatti lasciato sul campo molte “vittime”: secondo dati Asl a fine 2013 erano 15.400 le persone che in provincia usufruivano dei presidi medici. Praticamente un paese più grosso di Orbetello, che raccoglie i più fragili tra i pazienti: persone con malattie croniche, malati allettati da nutrire in modo artificiale, persone affette da malattie rare (in provincia sono un centinaio), ma anche casi più frequenti, come i neonati che bevono latte artificiale.

Fino a pochi anni fa tutte queste persone, o i loro familiari, ogni mese dovevano armarsi di pazienza, salire in macchina e andare al punto di distribuzione dell’Asl in via Genova a Grosseto _ o agli ospedali di Massa, Orbetello e Castel del Piano _ affrontare file chilometriche e prendere i loro presidi. Il passaggio avveniva in modo macchinoso con mille scartoffie, tra piani terapeutici da presentare e bollini blu da applicare ai documenti.

Nel 2011 la Regione Toscana cambia passo e sigla un accordo con le farmacie sia pubbliche che private attraverso l’Urtofar e la Cispel Toscana, per distribuire questi presidi e farmaci direttamente nelle farmacie convenzionate.

Per le Asl è una spesa in più ma, d’altro canto, il servizio diventa più capillare. Solo nel capoluogo si passa da un unico punto di erogazione a potenziali 20 e più, tanti quante sono le farmacie pubbliche e private. Un bel vantaggio in una provincia vasta come la nostra. E cambiano anche le modalità di ritiro. Niente più scartoffie: basta la tessera sanitaria elettronica oppure dare semplicemente le generalità. A Grosseto, nel 2014, viene fatto addirittura un passo in più. Oltre alle farmacie, l’Asl sigla un protocollo che permette di distribuire presidi anche nelle parafarmacie (i farmaci per malattie rare restano appannaggio delle farmacie vere e proprie) e cibo per celiaci anche nei supermercati.

Il nuovo servizio di distribuzione parte e ai pazienti piace, ma le farmacie private si mettono di traverso: guardano con sospetto al sistema informatico Webcare, lo ritengono un’imposizione dell’Asl e il preludio a nuovi servizi da loro non sostenibili. E nell’agosto 2012 rompono l’accordo, smettendo di dare i prodotti.

«Eppure a conti fatti l’accordo è favorevole a tutti, non solo ai pazienti, ma anche alle farmacie, perché in questo modo possono vendere prodotti altrimenti riservati alla vendita diretta in ospedale», spiega il dottor Fabio Lena, responsabile delle Politiche per il farmaco dell’Asl 9. È lui _ arrivato a Grosseto dalla Asl di Livorno nel 2010 _ il fautore della “rivoluzione dei presidi”. Ed è sempre da lui che giunge l’invito alle farmacie private a ritornare sui loro passi. Perché, Lena ne è convinto e lo dimostra numeri alla mano, oltre a un servizio ai clienti, quello dei presidi è un’operazione che permette alle farmacie un pur modesto guadagno. «La farmacia dovrebbe avere un vanto a distribuire questi farmaci e presidi _ spiega il dottor Lena _ e, a differenza di quanto sostengono i farmacisti, non ha alcuna perdita, anzi». Come?

L’accordo per esternalizzare l’assistenza integrativa prevede un costo supplementare per l’Asl «che paghiamo volentieri _ spiega Lena _ pur di dare ai pazienti la possibilità di accedere più facilmente ai presidi». Il costo in più è rappresentato da 2,5 euro a pratica che l’Asl versa alle farmacie (al momento solo a quelle pubbliche) più il 5 per cento in più del valore del prodotto consegnato, al netto dell’Iva, che va anch’esso direttamente nelle casse delle farmacie.

«A conti fatti _ spiega Lena _ le farmacie arriverebbero a guadagnare 600mila euro l’anno che sono, né più né meno, i soldi che in questi anni si sono viste sottrarre in virtù dei maggiori risparmi che l’azienda sanitaria ha ottenuto sul pagamento dei farmaci e che ammontano a 5 milioni di euro risparmiati all’anno (si veda articolo in basso, ndr). Il margine lordo sui farmaci per una farmacia è, infatti, del 12%, cioè, per l’appunto, quei 600mila euro che le farmacie potrebbero recuperare aderendo alla distribuzione dell’assistenza integrativa».

In più, prosegue Lena, unico caso in Toscana, a Grosseto l’Asl ha acconsentito a considerare questi pagamenti come fossero in convenzione, con il non trascurabile vantaggio che i pagamenti avvengono in 30 giorni. Spesso, cioè, prima che le farmacie stesse paghino i fornitori.

«In cambio _ spiega Lena _ abbiamo chiesto che nell’acquisto dei prodotti ci vengano applicati sconti che variano dal 15% per l’alimentazione artificiale, al 20% per il latte artificiale, al 30% per i dispositivi. Ma è comunque un guadagno per le farmacie, perché ad oggi, non aderendo alla convenzione, le farmacie private si tagliano automaticamente fuori dalla possibilità di trattare questi prodotti». Per i soli nuovi farmaci resi disponibili alla distribuzione in farmacia la fetta di mercato è di centinaia di migliaia di euro all’anno.

Le farmacie private contrarie hanno dapprima lamentato di dover sopportare il costo del software di gestione Webcare, salvo poi vedere che la Asl lo distribuisce gratuitamente (l’acquisto per tutte le farmacie della provincia costa 11mila euro all’anno). Poi hanno temuto di doversi accollare altri servizi da loro non sostenibili.

In realtà, nell’ambiente delle farmacie private non si nasconde la preoccupazione che scaricare sulle farmacie il complicato compito della distribuzione dei presidi sollevi il punto di distribuzione dell’ospedale dalla congestione di pazienti, permettendo così la distribuzione dei ben più remunerativi farmaci di alto costo. «In realtà non è così _ spiega Lena _ e lo dimostra il fatto che a gennaio abbiamo previsto che anche i farmaci per malattie rare vengano distribuiti nelle farmacie aderenti».

Lena non nasconde che aver informatizzato il sistema abbia portato a evitare certi “errori” che hanno sempre gravato sulle casse dell’Asl. Nel primo anno di applicazione, a parità di presidi distribuiti, l’Asl ha risparmiato 500mila euro.

Fabio Lena, insomma, è convinto della bontà dell’iniziativa, e dal punto di vista del servizio ai pazienti e dal punto di vista di una migliore gestione delle spese per l'azienda. «Credo soprattutto che la farmacia abbia davvero il ruolo del presidio sanitario nel territorio _ conclude _ e per questo spero che le farmacie private acconsentano a distribuire presidi e farmaci».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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