Italia
Principina, gelo tra comitato e assessore
“Ultima chiamata” denuncia tagli di pini in zone private. Monaci: «È verde pubblico da anni. Se poi vogliono pagare...»
PRINCIPINA A MARE. Sembrava potesse iniziare una tregua e invece fra il comitato “Ultima chiamata” di Principina a Mare e l’assessore ai lavori pubblici Giuseppe Monaci cala di nuovo il gelo. Al comitato, una quindicina di abitanti che si lamentano per le condizioni del paese e che il 12 agosto replicheranno il corteo di protesta fatto a luglio, non sono piaciute le parole che Monaci ha affidato a una lettera aperta pubblicata ieri dal Tirreno. Monaci spiegava che per primo, dopo 20 anni d’abbandono, il Comune ha investito di recente grandi risorse per Principina. E ha rimproverato chi «ha diffuso notizie non veritiere sui social network e sui giornali».
Il rimprovero, indiretto, non è piaciuto al comitato. «Per il 12 agosto volevamo fare un corteo soft, ma dopo che l’assessore ci ha tacciati di ignoranza, abbiamo deciso di protestare senza risparmiare attacchi», spiega il comitato.
I componenti del comitato rivendicano di conoscere la storia di Principina meglio di quanto non la conosca Monaci e rivelando un particolare curioso che lo stesso Monaci avrebbe confidato durante il sopralluogo di ricognizione della frazione insieme a loro. «Per capire in che stato di abbandono è Principina – spiega Vitaliano Ulivieri di Ultima chiamata – dico solo che il Comune ha un ritardo nell’acquisizione delle aree a verde che, dagli anni ’80, una quindicina di cooperative doveva restituire al Comune dopo aver costruito alcune case. Fatto sta che durante i recenti abbattimenti di pini malati, il Comune si è accorto di aver buttato giù anche piante che sono in aree non di sua proprietà».
Ma quella che è nata come una denuncia sembra trasformarsi quasi subito in autogol. «È vero – ammette Monaci – circa il 30 per cento delle aree verdi, da visure catastali, risulta proprietà di queste cooperative. Trent’anni fa dovevano essere cedute al Comune: ci sono gli atti d’obbligo che impegnano i proprietari. Poi, vuoi per l’inerzia del Comune, vuoi per l’inerzia dei proprietari, il passaggio non si fece. Nel frattempo sono state considerate verde pubblico a tutti gli effetti, con panchine, manutenzione e così via. Una situazione che esiste, per fare un esempio, anche in via della Pace».
Il problema è in punta di diritto «ma il buon senso – spiega Monaci – dice che ormai sono aree del Comune e, infatti, sono state comprese nel progetto di lotta al Matsococcus. Cosa dovrei fare? Andare a vedere chi sono i proprietari di trent’anni fa e presentargli il conto? Vogliono questo? Io vorrei formalizzare la proprietà del Comune. E vorrei che ci fosse un po’ più di comprensione anche da parte del comitato».
Francesca Ferri
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