Il Tirreno

Grosseto

«Psicologa mortificata» Condannata la Asl 9

di Pierluigi Sposato
«Psicologa mortificata» Condannata la Asl 9

La dottoressa Carnazza ha vinto la causa contro il suo demansionamento I giudici: «La riorganizzazione non era illegittima ma l’incarico era monco»

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GROSSETO. La parola “mobbing”, scorrendo le centinaia di pagine del faldone, non si trova. Ma la sentenza del collegio (Ottati presidente, Conte, Caporali) non lascia dubbi in merito al trattamento ricevuto da Simonetta Carnazza, dirigente psicologa della Asl 9. I giudici si sentono di dover «stigmatizzare il contegno dell’amministrazione che di fatto ha mortificato la dipendente, emarginandola dalle attività dove avrebbe potuto spendere la sua professionalità e relegandola a mansioni quantitativamente insufficienti a riempire l’orario di lavoro, qualitativamente prive di reali sbocchi e gratificazioni professionali e, non ultime, prive di sufficiente utilità per gli utenti, con evidente spreco di risorse umane».

Simonetta Carnazza ha vinto la causa contro l’azienda sanitaria, adesso obbligata a darle un «incarico realmente conforme alla sua professionalità». Una battaglia cominciata oltre due anni fa, quando la dirigente era stata raggiunta da un provvedimento disciplinare (sospensione di 5 giorni, taglio dello stipendio) per alcune frasi pronunciate in una trasmissione tv. Una battaglia combattuta da un’aula all’altra fino all’altra settimana, anche su altre questioni, quando il collegio ha messo fine all’ultimo dei contenziosi, quello sul suo demansionamento (era stata incaricata della “Psicologia della marginalità e vulnerabilità sociale”), con il conferimento del posto precedentemente occupato per anni ad altra professionista, Maria Pia Russo. Il giudice Ottati aveva ordinato alla Asl di motivare la mancata conferma come responsabile dell’unità funzionale consultoriale. In prima battuta, nel gennaio scorso, la Asl si era vista riconoscere le ragioni dal giudice del lavoro Casoli che aveva respinto il ricorso d’urgenza, tra l’altro ritenendo non censurabile e anzi pienamente legittima la delibera di riorganizzazione. Carnazza aveva presentato ricorso e cambiando legale (adesso Andrea Pettini di Firenze). Anche se «non appare illegittima la scelta della dottoressa Russo quale responsabili dell’unità funzionale consultori» perché persona qualificata e ritenendo plausibile l’attribuzione alla Carnazza di un incarico di alta specializzazione come il servizio marginalità, i giudici ritengono adesso «illegittimo, per la portata lesiva della dignità della dipendente, il contenuto dato in concreto dall’amministrazione al nuovo incarico, tale da impedire in radice alla dottoressa Carnazza di mettere a frutto la sua indiscussa professionalità». «Monco» l’incarico, senza contesto idoneo, senza mezzi per farlo crescere, tale da dare «qualche consistenza ai dubbi della dipendente che tale incarico, meramente apparente, perseguisse il solo scopo di relegarla ai margini dell’azienda», aggiungono ora i giudici. Significativi, tra l’altro, la «totale mancanza di pubblicità del nuovo servizio sul sito dell’azienda e l’impossibilità di relazionarsi con le strutture già esistenti». Mentre Carnazza «ha dato pienamente conto» di problemi e dei tentativi per superarli, «nulla ha detto l’amministrazione, salvo formalizzare una proposta conciliativa che ben altro effetto avrebbe potuto avere due anni fa». Offerta che Carnazza ha rifiutato.

A questo punto, «l’azienda deve essere condannata a conferire alla reclamante un incarico realmente conforme alla sua professionalità, non essendovi dubbi sulla sussistenza di un pregiudizio irreparabile».

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